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IL RITORNO DEI RAGAZZI DALLA CALABRIA

Nella terra della ’ndrangheta: «Ora sappiamo cos’è la mafia»

Nella terra della ’ndrangheta: «Ora sappiamo cos’è la mafia»

Il valore aggiunto di un’esperienza diretta sul campo per contribuire alla valorizzazione dei terreni confiscati alle mafie. Sono ritornati con una valigia carica di voglia di impegno civile i 20...

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Il valore aggiunto di un’esperienza diretta sul campo per contribuire alla valorizzazione dei terreni confiscati alle mafie. Sono ritornati con una valigia carica di voglia di impegno civile i 20 ragazzi delle Terre d’Argine che hanno partecipato alla seconda edizione di “Estate Solidale”, reso possibile grazie a contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e Fondazione Casa del Volontariato.

I giovani, con età compresa tra i 18 e i 30 anni hanno lavorato fianco a fianco con i volontari impegnati a Montebello Jonico, Reggio Calabria, nei terreni confiscati alla ’ndrangheta. E sono appena ritornati a Carpi dopo sette giorni di lavoro, incontri e manifestazioni.

«L’impressione finale è quella di essere ritornata a casa con un bagaglio pieno di emozioni e sentimenti - commenta Sara Armilli, una dei venti partecipanti - è stato bellissimo il riscontro da parte degli abitanti del posto con i quali abbiamo creato un’intesa molto forte. E l’ultimo giorno, quando ci siamo confrontati fra noi, sono emersi diversi valori. Ricordo in particolare, la marcia “I sentieri della Memoria” a ricordo di Lollo Cartisano, fotografo di Bovalino vittima della violenza ’ndranghetista, nel cuore dell’Aspromonte. Molto toccante è stata anche la testimonianza diretta di Tiberio Bentivoglio, cittadino del posto che ci ha raccontato di avere subito sette attentati nel giro di dieci anni per essersi opposto alla mafia: noi eravamo senza parole. Lui è uscito vittorioso perché non ha mai ceduto alle richieste della ’ndrangheta. La cosa che mi ha colpito tra le tante cose dette è che non esiste nella vita il termine “coraggio”. Bentivoglio raccontava che in quei momenti drammatici non si sentiva un uomo coraggioso, ma un sopravvissuto. In realtà è la voglia di farcela, di andare avanti, l’istinto di sopravvivenza che ti guida. Il suo era l’atteggiamento umile di chi vuole trasmettere qualcosa di utile, non di chi vuole pavoneggiarsi da eroe. Un’altra cosa - conclude Sara - è riferita a quei pochi volontari che in questi anni stanno portando avanti la confisca dei terreni alla ’ndrangheta e hanno creato l’associazione sul posto. Purtroppo non sono tanti, ma con la passione hanno creato una rete reale di integrazione. Un domani queste persone avranno bisogno di un ricambio che deve partire da noi giovani».

Si è anche parlato del rischio mafioso in Emilia. «Abbiamo imparato che la malavita che insegue potere e denaro è più presente al nord del sud perché in meridione tutto quello che potevano togliere alla popolazione l’hanno già tolto», termina Sara.

Serena Arbizzi

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