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chioschi sui viali

Abusi, alta tensione ma il Comune insiste per il dissequestro

di Carlo Gregori
Abusi, alta tensione ma il Comune insiste per il dissequestro

Pronta la relazione del consulente urbanista Stanghellini Giovanardi: «La giunta non cerchi un nuovo braccio di ferro»

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La relazione del’architetto Stefano Stanghellini è pronta, la giunta Muzzarelli è già passata per il consiglio comunale. Ora basterà preparare l’istanza e chiedere alla Procura il dissequestro condizionato dei quattro chioschi in costruzione al Parco della Rimembranza (Bobotti, Tosco, Elio e I Cedri). La consulenza del super-urbanista darà al Comune argomenti più solidi per convincere i magistrati a togliere i sigilli apposti da marzo. L’avvocato Massimo Vellani, penalista di fiducia del Comune, la presenterà nei prossimi giorni. Intanto sempre Vellani segue il ricorso del municipio in Cassazione dopo il rigetto della domanda di dissequestro dei chioschi al Tribunale del Riesame, una strada analoga ma precedente all’istanza con la consulenza di Stanghellini. Sono queste le manovre legali del Comune per riottenere la “liberazione” dei cantieri in vista dell’applicazione del “piano light” presentato dal sindaco: no a I Cedri, sì agli altre tre chioschi; il Lido Park all’asta. Intanto proseguono le reazioni politiche alla pioggia di avvisi di garanzia arrivati in Comune: uno all’ex sindaco Giorgio Pighi (accusato di non aver tutelato il Parco come bene comunale), agli assessori Daniele Sitta e Stefano Prampolini, a tre dirigenti comunali - Marco Stancari e Claudia Giovanardi Urbanistica e Giovanni Bertugli delle Attività Economiche. Più le soprintendenti ai Beni architettonici Graziella Polidori e Paola Grifoni. Per tutti, tranne Pighi, l’accusa in concorso è di violazione dell’articolo 44 comma 1 del Codice urbanistico: abuso urbanistico e paesistico. Si tratta di violazione dei vincoli urbanistici del Parco della Rimembranza. I dirigenti comunali sono accusati anche di abuso edilizio.

Totale appoggio agli amministratori indagati arriva da Andrea Sirotti, segretario cittadino del Pd: «Piena fiducia nell'onestà e nella buona fede dei nostri amministratori, il cui operato è sempre stato ispirato alla correttezza e all'assoluta trasparenza nei confronti delle autorità competenti. Auspico che il lavoro della magistratura consenta di far luce su quanto accaduto nel più breve tempo possibile, certo che quanto emergerà non potrà che confermare l'integrità dei nostri amministratori».

Contro i nuovi chioschi, interviene Carlo Giovnardi, uno dei primi a protestare contro la costruzione dei chioschi nel Parco (fece anche una “passeggiata di protesta” con Vittorio Sgarbi e presentò un esposto in Procura): «Quello che colpisce nella storia dei “presunti chioschi” è l'arroganza con la quale si continua a negare l'evidenza della illegittimità di un progetto di cementificazione che, come ha scritto il Riesame, qualunque cittadino poteva rilevare passeggiando per il parco, per esempio davanti all'ex Questura, dove il Comune pretendeva di ristrutturare un chiosco che non c'è. Sin da febbraio avevamo cercato di convincere giunta e Soprintendenza a rivedere il progetto, ma si è preferito la corsa al cemento per mettere tutti davanti al fatto compiuto».

Giovanardi consiglia alla nuova amministrazione «di non avventurarsi in un nuovo braccio di ferro con la logica e con la legge, cercando varianti e sanatorie ex post, ma di ridimensionare tutto il progetto chioschi in conformità a quanto previsto dal decreto di tutela del 2005».

Il Comune si deve costituire parte civile in caso di rinvio a giudizio degli ex amministratori e dei dirigenti, afferma Giuseppe Pellacani, capogruppo Udc: «Se ci saranno danni da risarcire, che a pagare sia chi li ha provocati e non le tasse dei modenesi. Se si renderà necessario, presenterò apposita mozione in consiglio».

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