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Coca Cola chiuderà lo stabilimento di Campogalliano

Coca Cola chiuderà lo stabilimento di Campogalliano

Aperto la procedura di mobilità per 300 dipendenti in Italia I sindacati: «Decisioni da rivedere». Proclamato lo sciopero

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Lo spauracchio dei licenziamenti aleggiava minaccioso già più di un anno fa.

Era il novembre del 2012 quando la dirigenza della Coca Cola aveva annunciato un piano di riorganizzazione lacrime e sangue. Oggi la paura è diventata realtà: i licenziamenti prospettati sono oltre 300, anche a fronte della chiusura dello stabilimento di Campogalliano.

La Coca Cola Hbc Italia dalle parole è passata ai fatti, aprendo ufficialmente le procedure di mobilità a carico dei lavoratori modenesi e numerosi addetti commerciali sparsi lungo tutta la Penisola.

La doccia fredda è arrivata poco meno di due settimane fa, quando la Coca Cola Hbc Italia ha aperto la procedura di mobilità per tutti i 57 lavoratori attivi nella sede di Campogalliano nei ruoli impiegatizi a supporto dell’attività commerciale, dichiarando la chiusura della sede. E non è tutto: interessati dalla mobilità anche altri 249 dipendenti dell'area commerciale su tutto il territorio nazionale, parte dei quali impiegati nelle province emiliano romagnole.

Da qui la proclamazione dello stato di agitazione e un pacchetto di 16 ore di sciopero. Le prime otto ore saranno effettuate giovedì, mentre in Assolombarda a Milano si terrà un incontro relativo alla mobilità dei 249 commerciali.

Una decisione che i sindacati di categoria (Flai/Cgil, Fai/Cisl e Uila/Uil) hanno già preso, senza nemmeno aspettare oggi, quando (sempre in Assolombarda) si terrà il confronto relativo alla procedura di mobilità per i lavoratori dello stabilimento di Campogalliano.

I sindacati definiscono i licenziamenti «un fulmine a ciel sereno», arrivato il 16 luglio, lo stesso giorno in cui è stato sottoscritto l'accordo integrativo di gruppo, che prevede un premio totale di circa seimila euro per il periodo 2014-2016.

«Le problematiche dichiarate dall’azienda – affermano i sindacati – possono essere affrontate e articolate diversamente per evitare che producano ulteriore disoccupazione in un contesto già complicato e che, anche nel territorio modenese, esporrebbe i lavoratori a una difficile ricollocazione. Invitiamo Coca Cola a recedere dalle intenzioni che sono state manifestate e a definire con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti delle lavoratrici e lavoratori soluzioni che non comportino così alti costi sociali».

Felicia Buonomo

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