Italia Nostra al ministro: «Rimuovi la Di Francesco»
La funzionaria ha ammesso di aver violato le norme in quattro appalti L’associazione a Franceschini: ha infranto la legge, non può restare al suo posto
Chi non rispetta le leggi, non può ricoprire incarichi pubblici. Carla di Francesco, direttore regionale dei beni culturali, ha ammesso di aver violato le norme sugli appalti nei restauri del Duomo. Quindi, Carla di Francesco non può più ricoprire quell'incarico: il ministro Dario Franceschini deve rimuoverla.
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La richiesta arriva da Italia Nostra, l'associazione che a Modena è guidata dall'ex giudice di Cassazione Giovanni Losavio. La vicenda portata a conoscenza del Ministero è quella dei lavori alla cattedrale di Modena. Lavori su cui ha svolto verifiche la Corte dei Conti, rilevando irregolarità nell'affidamento degli appalti: quattro su cinque assegnati senza gara, ma direttamente alla ditta Candini Arte di Castelfranco.
"È la prima volta che mi capita di forzare la legge in oltre trent'anni di carriera - aveva dichiarato il direttore regionale - e l'ho fatto perché altrimenti si correva il rischio di interrompere i lavori e avere i ponteggi sul Duomo per chissà quanto. Il Capitolo Metropolitano ci chiedeva di fare bene e in fretta e così abbiamo fatto. Quindi lo ammetto, sui 4 lotti da circa 100mila euro l'uno c'è stata una forzatura della legge"..
La linea difensiva della Di Francesco è: l'ho fatto perché i lavori erano urgenti e bisognava garantire continuità. Ma per Italia Nostra aver violato la legge "a fin di bene" come sostiene la dirigente ministeriale non può bastare. L'associazione ha scritto al ministro Franceschini, ponendo interrogativi: "Può rimanere nel ruolo la direttrice regionale per i beni culturali che dichiara di non ritenersi vincolata dalla legge sui pubblici appalti? E ammette di avere intenzionalmente trasgredito a quelle tassative regole per le opere di restauro nel Duomo di Modena?". Domande retoriche: la risposta, secondo Italia Nostra, non può essere che un no.
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"Si deve dare atto della sincerità che ha indotto la direttrice regionale per i beni culturali dell'Emilia - Romagna a riconoscere di avere intenzionalmente violato le regole dei pubblici appalti con i plurimi affidamenti degli interventi di restauro nel Duomo di Modena. Si tratta dei lavori assegnati ad unica impresa per lotti in sequenza, per i quali Italia Nostra aveva richiesto invano l'accesso agli atti, negato pervicacemente... La ragione di quella trasgressione (della regola che impone la gara pubblica) è dichiarata dalla direttrice regionale nella esigenza da lei avvertita di meglio assicurare l'esercizio della tutela dell'insigne monumento attraverso la continuità della organizzazione di cantiere e la omogeneità dei criteri di intervento... ragione che appare pretestuosa se sol si considera che quell'esigenza sarebbe stata correttamente soddisfatta se la complessiva opera fosse stata affrontata unitariamente e attraverso una preventiva formale gara".
Italia Nostra sottolinea che "non si è trattato di un inconsapevole errore nella applicazione di una complessa disciplina normativa, ma fu sovrapposta alla legge la soggettiva valutazione delle esigenze di tutela: insomma il dichiarato convincimento che la legge che regola gli appalti pubblici non è idonea ad assicurare la più corretta e efficace tutela. E dunque poiché la direzione regionale è chiamata ad applicare quella legge, l'annunciato convincimento dovrebbe a rigore condurre alla rinuncia allo speciale incarico istituzionale. Ma è vero invece che l'ammissione della trasgressione per le opere nel Duomo è insieme l'enunciazione di un proposito programmatico che indurrà la direttrice regionale a disapplicare la legge quando abbia ravvisato che essa contrasta con le esigenze di tutela soggettivamente apprezzate. Italia Nostra - conclude la lettera - crede perciò che il Ministro debba prendere atto di questo proposito contrario al ruolo istituzionale e provvedere di urgenza a sollevare dall'ufficio il funzionario che ha dichiarato di non sentirsi vincolato alla osservanza della legge che è chiamato ad applicare”.
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