Gazzetta di Modena

Modena

Una parrocchia ferita «I ladri ora ci ripensino»

di Stefano Totaro
Una parrocchia ferita «I ladri ora ci ripensino»

Consegnati alla polizia i filmati dove si vedono i due malviventi in azione «Due giorni prima uno strano tipo era rimasto a lungo davanti alla statua»

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«Forse quelle persone che hanno rubato non si rendono conto del dolore che hanno provocato alla gente semplice, al popolo. Sono andati a colpire oggetti simboli di una devozione, quindi voluti e sentitissimi proprio dal popolo. E non è certo per il valore in sè, che è davvero irrisorio, che c’è amarezza. Ciò che davvero fa male è l’essere stati violati negli affetti».

Don Alberto Zironi, parroco di San Faustino, ieri mattina si è recato in questura per consegnare il filmato delle telecamere che hanno immortalato il colpo di sabato pomeriggio, quando due persone si sono avvicinate alla statua vicino al fonte battesimale, sono salite su un panchetto e hanno asportato, staccandole, le corone dal capo della Madonna del Rosario e da quella del Gesù bambino che la Vergine ha in braccio. Due corone in lamina argentata con alcune “gemme” di vetro, non certo pietre preziose.

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«I fedeli e anche i semplici curiosi vengono in chiesa per commentare, per vedere in diretta ciò che li ha addolorati . E commentano la vicenda guardando la statua spogliata, diversa, “vuota”. Rinnoviamo il nostro appello ai fratelli ladri, li abbiamo già perdonati, chiediamo solamente che ci riconsegnino le due corone a cui siamo devoti».

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Un piccolo “pellegrinaggio” del dolore, che viene effettuato alla spicciolata. Una devozione che si perde nel tempo. E ci si rende conto di ciò semplicemente andando in chiesa, dentro oppure fuori sul sagrato. Un collaboratore della parrocchia ieri mattina mostrava, custodito in una apposita busta di plastica perché si conservasse bene, un “antico” santino raffigurante la Madonna del Rosario. «Qui cita 1828 come data di riferimento ma probabilmente le prime corone , con il passare degli anni ne sono state collocate altre dai fedeli. Comunque sia, ci siamo rimasti tutti male, esterrefatti. C’era una signora che si occupava proprio delle corone, le lucidava, le faceva splendere. E ammoniva dicendo che prima o poi il tassello che le agganciava alla sommità delle statue avrebbe ceduto, perché era vecchio e fragile». Insomma, estrema cura e devozione “partecipata”.

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«Quando ci si è accorti del furto - spiega - un altro collaboratore parrocchiale ha collegato il colpo ad una persona venuta qualche giorno prima. Forse italiano oppure dell’Est, questi era entrato in chiesa e gli aveva chiesto a quali santi erano riferite alcune statue. Domande un po’ assurde. Sembrava agitato, tant’é che gli aveva dato un bicchier d’acqua. Questi si era poi messo davanti alla statua della Madonna, a mani congiunte, ed è rimasto lì un bel po’. Un comportamento strano. Viene quindi da pensare che la lunga sosta sia servita a studiare il colpo».

«Quella statua- fa eco un parrocchiano - è il simbolo della nostra devozione, è la nostra “mamma”. Non per niente la sagra della nostra parrocchia e dedicata alla Madonna del Rosario. In chiesa è stata creata una apposita cappella per questa devozione. La statua viene portata in processione e ci vogliono più persone, tre o quattro a sollevarla e portarla, perché è di gesso pieno. Giusto l’appello di don Alberto: loro non se ne fanno di nulla di quelle due corone, anche se provano a venderle non hanno valore. Se hanno cuore allora ce le restituiscano».

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