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CARPI

«Fonderie e comitati civici Disparità di trattamento»

di Serena Arbizzi
«Fonderie e comitati civici Disparità di trattamento»

La battaglia finita al Tar per opporsi al trasloco della Lamiz è un caso isolato Gli altri tre stabilimenti sono “intoccabili”: «Servirebbe maggiore sensibilità»

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Altre tre fonderie operano sul territorio di Carpi, eppure nessuno ha mai sollevato nessuna obiezione. Il caso Lamiz, al centro di una lunga battaglia condotta dai comitati e persa dopo la bocciatura del ricorso al Tar, resta quindi un caso isolato. Lo sottolineano il consigliere comunale di Forza Italia Roberto Benatti e Mario Poltronieri, portavoce di Legambiente per le Terre d’Argine.

Entrambi non mettono in discussione che le fonderie osservino le norme previste dalla legge per il settore in cui lavorano, ma ritengono necessario un approfondimento - così com’è stato fatto per il caso Lamiz - per conoscere più da vicino queste realtà e il loro impatto sulla vita dei carpigiani. Si tratta, nello specifico della fonderia Albrot che sorge in via Einstein (zona industriale), la Silvestri di via dell’Artigianato e la Paras di via della Chimica.

La Paras opera sul mercato da oltre quarant’anni e si occupa di fusione delle leghe leggere. Nell’ultimo periodo è stata ampliata e potenziata dal punto di vista operativo, attraverso l’introduzione e “il miglioramento di nuove strutture e attrezzature - si legge sul sito della ditta - Si vantano numerosi rapporti con grosse realtà, sia in Italia, che all’estero”.

Tutte e tre le fonderie sono dunque concentrate nella zona industriale a ovest della città e si aggiungono alla Lamiz con sede via Mulini, fino a quando verrà fatto il trasloco in via Emilia Romagna.

«Alla luce della presenza di queste attività, da un lato acquisisce ancora meno senso la protesta del comitato, poi bocciata dal Tar per il trasferimento di una fonderia mentre ce ne sono altre che operano da anni - attacca Roberto Benatti - Sarebbe importante che i comitati combattessero battaglie per un principio che interessa a tutti i cittadini e non soltanto a chi abita in un determinato territorio. La protesta contro la fonderia Lamiz, infatti, è sorta solo dopo la notizia del trasloco da via Mulini a via Emilia Romagna, nel quartiere Lama».

Evidenzia invece la necessità di mantenere un’attenzione costante sul territorio e sulle attività che lo interessano Mario Poltronieri di Legambiente. «Sicuramente queste fonderie hanno tutte le autorizzazioni richieste dall’attività che esercitano - spiega Poltronieri - Tuttavia, occorre sempre mantenere un occhio attento. Vigileremo sui casi specifici: bisogna infatti fare delle differenziazioni, partendo dal materiale lavorato nei singoli capannoni. Certo, il comitato era nato con lo scopo di evitare il trasloco della fonderia in via Emilia Romagna, poi non tutti quei gruppi spontanei riescono a fare un salto di vedute tale da farsi carico di un’analisi del territorio complessiva».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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