Harry Potter aiuta ad essere più tolleranti
Harry Potter fa bene o fa male? Se lo sono chiesti migliaia di genitori in questi anni. Alcuni hanno preferito leggere loro, per poi appassionarsi, le avventure del maghetto, vietandole ai figli. Se...
Harry Potter fa bene o fa male? Se lo sono chiesti migliaia di genitori in questi anni. Alcuni hanno preferito leggere loro, per poi appassionarsi, le avventure del maghetto, vietandole ai figli. Se lo sono chiesti anche un gruppo di scienziati. Diversi ricercatori, coordinati da docenti dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ha visto pubblicato sul Journal of Applied Social Psychology, prestigiosa rivista internazionale di psicologia sociale, un proprio studio sul tema della riduzione dei pregiudizi in bambini e ragazzi dopo la lettura della saga di Harry Potter.
Ne sono autori il prof. Dino Giovannini ed il dott. Loris Vezzali del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane di Unimore, oltre a colleghi di Greenwich, Padova e Verona, che si sono avventurati in un singolare lavoro di indagine tra bambini ed adolescenti, tendente ad accertare se la lettura dei popolari libri di Harry Potter possa migliorare l'atteggiamento nei confronti di immigrati, omosessuali e rifugiati, categorie sociale verso le quali si appuntano da sempre notevoli pregiudizi.
In particolare, si sono condotti tre studi, considerando bambini di scuola elementare, studenti di scuola superiore e universitari. Con i bambini di scuola elementare si è condotto un intervento sperimentale che ha mostrato come quelli a cui erano lette storie di Harry Potter legate al tema del pregiudizio, rispetto ad altri a cui erano lette storie di Harry Potter non legate al pregiudizio, rivelavano atteggiamenti più positivi nei confronti degli immigrati (ma solo nel caso in cui si identificassero con Harry Potter). Lo studio condotto con studenti di scuola superiore ha mostrato che ad un maggior numero di libri letti corrispondeva un atteggiamento più positivo nei confronti degli omosessuali (anche in questo caso, solo tra coloro che si identificavano con Harry Potter). Il terzo studio, realizzato nel Regno Unito, ha confermato i risultati del secondo studio, mostrando inoltre come la riduzione del pregiudizio (in questo caso nei confronti del gruppo dei rifugiati) dipendesse da un aumento dell'empatia. Per il gruppo degli universitari, inoltre, gli effetti erano presenti solamente tra quelli che si identificavano meno con il personaggio negativo (Voldemort), effetto probabilmente dovuto alla maggiore capacità degli universitari di comprendere a fondo la complessità di tale personaggio e di beneficiare della lettura dei libri a seconda di quanto riuscissero a distanziarsi dai suoi valori negativi.
«Queste ricerche - dichiara il prof. Dino Giovannini - oltre a fornire un contributo teorico rilevante alla ricerca internazionale, permettono di identificare strategie di intervento nelle scuole di facile applicazione, non costose e piacevoli per bambini e ragazzi».
«La lettura di queste storie - spiega il dott. Loris Vezzali, capofila del gruppo di ricerca - dovrebbe ridurre il pregiudizio perché il protagonista, Harry Potter, ha rapporti positivi con personaggi appartenenti a categorie sociali stigmatizzate: sebbene questi personaggi siano fantastici, essi sono umanizzati dall'autrice, in modo che le persone possano associarli a categorie reali, quali appunto immigrati, rifugiati, omosessuali».
Davide Berti
@dvdberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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