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Secchia: S. Matteo rivive la paura alluvione

di Marco Amendola
Secchia: S. Matteo rivive la paura alluvione

Le ultime piogge riportano alla memoria il disastro di gennaio. «La pulizia del fiume non è stata fatta»

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Pioggia incessante e meteo instabile hanno caratterizzato gli ultimi giorni di questo mese, con temperature fuori dalle medie stagionali e atmosfere più autunnali che estive. Il Secchia nella giornata di ieri non ha creato preoccupazioni, ma per chi abita e lavora vicino al fiume nella zona di San Matteo il pensiero è corso subito al 19 e 20 gennaio, e ai danni provocati dall'alluvione.

I residenti denunciano ancora oggi «scarsa attenzione» nei loro confronti e procedure per i rimborsi «troppo burocratiche». Lo spiega Paolo Bottone: «Abbiamo avuto danni materiali, morali e psicologici. In un giorno con l'alluvione abbiamo perso tre auto nuove insieme ai danni alla cantina e alla casa». Bottone, che abita in un condominio sulla Canaletto, a San Matteo, ricorda quei giorni drammatici: «L'acqua era entrata in tutta la cantina al piano terra distruggendo gli arredi. Dal Comune hanno detto che non ci daranno niente perché “le cantine servono solo per mettere l'acqua” e per avere dei rimborsi prima dobbiamo pagare di tasca propria i lavori e poi chiedere i rimborsi. Ma se uno non ha tutti i soldi da anticipare come deve fare?».

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Per Roberto Vezzelli imprenditore vinicolo, sotto osservazione c'è la scarsa manutenzione dei fiumi, in particolare del Secchia: «Queste piogge sono anomale per luglio. Adesso il Secchia mi preoccupa relativamente; ritengo molto difficile che possa creare dei problemi. Ma per quello che vedo il Secchia presenta ancora delle grosse problematiche, escluso il tratto che hanno riparato. Se non tolgono la vegetazione dentro il fiume che rallenta il flusso dell'acqua passeremo un altro inverno preoccupante. Il problema rimane perché da 30 anni il Secchia ha bisogno di una forte manutenzione e scorre più alto rispetto alla pianura circostante. Il motivo per cui non vengono fatti i lavori andrebbe chiesto agli amministratori».

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Sempre lungo la Canaletto c'è l'abitazione di Saro Scalambra, rimasta fortemente danneggiata dall'alluvione: «L'argine che si era rotto lo vedo dalla mia finestra. Ma in tutti questi mesi, da gennaio fino ad adesso, i tecnici Aipo non hanno fatto niente, e hanno ammucchiato delle montagne di sabbia intorno alla nostra casa che poi non hanno rimosso». Scalambra, viste le piogge continue dei giorni scorsi, è preoccupato: «Da due giorni non riesco a dormire. Ripenso all'alluvione. Speriamo che il tempo migliori, ma per noi la vita è cambiata. E adesso abbiamo anche il problema dei ratti che prima non c'era. Sono venuti fuori da canali e tubazioni fognarie cambiate durante i lavori di ripristino dell'argine».

Sebastiana Russo, una ragazza vicina di casa, ricorda i giorni di gennaio: «Anche a me questo maltempo preoccupa perché il tratto di argine che si era rotto lo abbiamo proprio dietro casa nostra. In quei giorni abbiamo perso tutto perché abitiamo al piano terra e l'acqua era entrata dappertutto». Poi la questione rimborsi: «Sinceramente - prosegue Sebastiana - non ci hanno ancora rimborsati, e per adesso abbiamo dovuto ripagare i danni di tasca nostra».

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