Sequestrata una villa al boss dei Casalesi
Nonantola. Operazione dei carabinieri a Campazzo: l’edificio è intestato ad un prestanome del pentito Antonio Iovine
NONANTOLA. Una villa con coorte in via Farini a Campazzo, un edificio che visto da fuori è un bene di lusso e di valore: ecco il tesoro, o almeno quello finora scoperto, di Antonio Iovine, boss dei Casalesi, nel territorio modenese. I carabinieri del nucleo operativo di Caserta, nell’ambito di un’operazione contro i beni del grande pentito, che da alcuni mesi ha deciso di collaborare con la giustizia, ne hanno disposto il sequestro, certi che si tratti di una sua proprietà. Il legame di Iovine con Modena e provincia è assodato da anni seppur nell’inchiesta non risulti abbia mai soggiornato a Campazzo o comunque non vi sono riscontri investigativi, nella residenza a ridosso dell’argine. In compenso il boss si è già fatto conoscere per alcune frasi su Cpl Concordia e su appalti legati all’agro aversano che hanno creato diverso malumore nei vertici della cooperativa energetica.
Ma tornando all’operazione conclusa dai carabinieri, guidati dal colonnello Pannone e coordinati dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia, si evince come Iovine avesse diversi prestanome che curavano le sue proprietà. L’indagine ha infatti portato all’esecuzione di un decreto di sequestro nei confronti di dieci soggetti considerati intestatari fittizi di beni riconducibili a “O’ Ninno”. In particolare sono stati identificati e denunciati i dieci prestanomi che avevano intestati beni immobili e terreni dislocati tra le province di Caserta e Modena. Per arrivare a loro sono state intraprese due filoni di inchiesta: il primo si è basato sulle dichiarazioni spontanee rese dallo stesso Iovine mentre il secondo è stato più complesso e specifico. Si sono infatti analizzati gli stili di vita e le disponibilità economiche dei dieci prestanome, arrivando a scoprire che quei beni non potevano essere stati acquistati con investimenti personali.
«Tra i beni oggetto delle indagini - spiega una nota dei carabinieri del comando provinciale di Caserta - vi è anche una ditta, intestata ad uno degli indagati ma riconducibile di fatto al sodalizio camorristico dei Casalesi, che aveva ottenuto in concessione un terreno da parte del comune di San Cipriano d’Aversa in un’area P.I.P. per edificarvi un capannone industriale poi non costruito».
Curiosità di giornata: uno degli intestatari fittizi, è la figlia del proprietario dell’abitazione in cui lo stesso Iovine fu catturato al termine della sua latitanza. Si tratta di Benedetta Borrata, già arrestata nei frangenti successivi alla cattura del boss.
Il valore complessivo dei beni sequestrati (costituito da quattro ville di grandi dimensioni, un’autorimessa, un appartamento e due terreni) è di circa 2 milioni di euro.
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