Gazzetta di Modena

Modena

nonantola

«La villa del boss vada al Comune per un uso sociale»

«La villa del boss vada al Comune per un uso sociale»

Il senatore Vaccari sul sequestro dell’immobile a Nonantola «Un altro segnale che la mafia qui può contare su appoggi»

2 MINUTI DI LETTURA





«Questa ennesima indagine conferma una volta di più la pervicacia con la quale le mafie riescono a radicarsi nel nostro territorio, trovando purtroppo prestanome e punti di appoggio in cittadini e imprese insospettabili o in alcuni casi già sospettati. Per questo serve proseguire con ancor maggior determinazione e risorse adeguate l'azione di contrasto di questo fenomeno, ma allo stesso tempo è altrettanto necessario costruire una cultura della legalità in grado di "leggere" i segnali di una presenza oramai acclarata, che compromette vari settori produttivi, quando non la stessa economia locale».

Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari, componente della Commissione antimafia di Palazzo Madama, si complimenta con forze dell'ordine e magistratura per l'indagine che ha portato al sequestro di 2 milioni di euro di beni riconducibili al boss dei Casalesi Antonio Iovine, fra cui anche una villa a Campazzo di Nonantola. «Ora i beni confiscati siano restituiti al territorio, al Comune di Nonantola, ad un uso sociale, culturale ed educativo per divenire luoghi di promozione di una cultura altra rispetto a quella delle mafie».

I beni immobili, ville e terreni, del valore di circa due milioni di euro, riconducibili al boss Casalesi Antonio Iovine, detto "O ninno", da qualche mese collaboratore di giustizia, sono stati sequestrati dai carabinieri.

Gli immobili, oltre che a Nonantola, si trovano nei Comuni di Aversa (Caserta) e Casal di Principe (Caserta). È stato lo stesso Iovine a parlarne nel corso dei suoi primi interrogatori. Uno degli immobili è intestato a Benedetta Borrata, una delle giovani donne che accudiva Iovine da latitante e che è stata arrestata dopo la cattura del boss, avvenuta nel novembre del 2010. L'operazione è stata coordinata dai pm antimafia di Napoli Antonello Ardituro, Cesare Sirignano e Alessandro D'Alessio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google