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Persone scomparse Ecco i segreti dei poliziotti “segugi”

di Stefano Totaro
Persone scomparse Ecco i segreti dei poliziotti “segugi”

Intercettazioni, interrogatori, ricerche. Il disagio sociale Il caso della 15enne nascosta nell’armadio del fidanzato

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Non è facile scomparire, perchè quando “gli esperti” si mettono ala caccia sono meglio dei più quotati segugi. Non serve buttare via la sim del cellulare, andare lontano, ricostruirsi un’altra vita perché comunque qualche traccia rimane in giro e da quel piccolo particolare, da una frase, da un clic effettuato, chi dà la caccia arriva alla preda. E non vale stare attenti con le tecnologie ed optare per un nascondiglio vecchia maniera, come ha fatto una 15enne che, in fuga d’amore con il fidanzatino, sapendosi ricercata si era nascosta nell’armadio della casa del suo boy friend: i cacciatori hanno fatto un blitz di sorpresa, arrivando in casa non di notte ma di mattina, ed è bastata una semplice perquisizione.

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Esiste una squadra all’interno della questura di Modena che si occupa esclusivamente della ricerca di persone scomparse. Ci sono casi di minorenni che fanno disperare i genitori soltanto perché volevano passare un week end al mare con gli amici, “sparizioni” irresponsabili, ragazzate che fanno “invecchiare” i propri cari velocemente. Ma ci sono anche casi ben diversi, ragazzini che fanno fatica a comunicare con i genitori, che fuggono da un padre padrone, da un ambiente degradato e violento. È quindi variegato e delicato l’ambito d’intervento dei “ricercatori”: da una parte c’è il lato della “caccia” vera e propria, dall’altro c’è l’aspetto psicologico, il caso sociale. E quando si scoprono queste situazioni alla fine la vicenda viene passata per competenza ai servizi sociali.

Una squadra dunque, capitanata dal sostituto commissario Felicia Boz, che “parte” ala ricerca di minorenni e maggiorenni. «Non appena arriva la chiamata, la segnalazione di una persona scomparsa - spiega Boz - si attiva subito il protocollo specifico. Ovvero tutti i dati sensibili della persona vengono inseriti nel sistema, in rete, in modo che tute le forze dell’ordine conoscano il caso. Quindi si ascoltano i genitori o i parenti, si contattano quelli che hanno rapporti stretti, la cerchia degli amici e i colleghi del lavoro, si passano al setaccio i luoghi che vengono abitualmente frequentati dallo scomparso. Quando si cerca un minorenne un grande aiuto viene dai social network, spesso on resistono alla voglia di postare qualcosa lasciando così una taccia. E ancora, con autorizzazione giudiziaria, si passano al setaccio i telefoni, le carte di credito». Insomma, si controlla tutto il controllabile, dal “materiale” umano a quello tecnologico. Quando si tratta di maggiorenni, bisogna poi considerare e rispettare la volontà della persona che si è allontanata. «Abbiamo avuto il caso di una 23enne, i genitori si erano rivolti a noi perchè si era allontanata da casa senza dire più nulla. Aveva cambiato contratto telefonico, si era messa a lavorare altrove, una vita nuova insomma. Siamo riusciti a trovarla, ma non c’è stato alcun “obbligo” di rientro. La ragazza , ci ha spiegato, era scappata da una madre troppo oppressiva. Noi quindi abbiamo solo avvisato la famiglia che loro figlia era viva, stava bene ma che non voleva più tornare al passato». Quest’anno il team ha dovuto affrontare 31 casi di persone scomparse: 27 sono stati risolti, tre restano aperti e tra questi c’è la lunga e misteriosa vicenda di Primo Zanoli scomparso dall’ospedale di Baggioviara dove era in cura in seguito ad un ictus così come c’è quella di un allora 23enne, di cui non si sa nulla dal 1992. Un’altro caso ancora si è recentemente risolto con la “scoperta” che l’uomo, che mancava da casa dal 18 luglio, non dava più comunicazioni di sè pe3rchè ricoverato per problemi di salute a Birmingham. Sei casi irrisolti, persone, dal 2011 al 2013, che sono ancora ricercate: di queste tre sono minorenni (due stranieri e un italiano).

Stefano Totaro

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