«Ora fuori tutta la verità su Pantani»
Pregnolato, lo storico massaggiatore: «Sono stato al telefono tutta notte con mamma Tonina e anche io sono pronto a testimoniare»
«Visto? Adesso finalmente si fa sul serio, sarà una battaglia dura ma la verità, quella che io e mamma Tonina abbiamo sempre sostenuto verrà a galla. Marco Pantani non si è suicidato. Non lo avrebbe mai fatto, non era da lui. Il suo animo era come la grinta e la tenacia che metteva in bicicletta: poteva soffrire, piegarsi ma mai spezzarsi, mai decidere di mollare e a maggio ragione di farla finita».
Roberto Pregnolato, l’amico, il massaggiatore che è stato accanto all’amico e al ciclista Pantani per quattordici anni, dagli albori sino alla celebrazione del Pirata, non nasconde la sua contentezza. Ha appena finito un massaggio e ha la voce che è un filo. «Non starmi a leggere i lanci delle agenzie, il tweet delle due del mattino della Gazzetta dello Sport.... Io c’ero prima. Sono stato pressoché in piedi tutta notte.,. Ho il telefonino che scoppia. Ero in diretta: per tutta la nottata non abbiamo fatto altro che sentirci io e la Tonina. Mi teneva sempre aggiornato, passavano dieci, venti minuti e ci risentivamo. Aveva voglia di sfogarsi. Lei si è fatta portavoce di tutto quello che i suoi amici credevano con certezza, cioè che non era suicidio, che era successo ben altro. E adesso si apre un nuovo percorso». Pregnolato riparte con forza: «D’altra parte sono anni che nell’ambiente si partiva da questa certezza, che Marco non si era per nulla suicidato, perchè non era nella sua indole, perchè poi i fatti erano altri. Sono sempre circolate voci su quella fatidica notte del febbraio 2004 nella stanza d’albergo di Rimini: a mio avviso sono state fate male le prime indagini, forse c’era fretta di chiudere, di spegnere i riflettori sulla vicenda. ma io per primo ho sostenuto che ci fosse qualcosa di non chiaro. Sono pronto a testimoniare, a raccontare agli inquirenti, d’altra parte venni già ascoltato allora. Ma adesso le circostanze sono cambiate». Dalla procura di Rimini, sulla clamorosa riapertura del caso giudiziario relativo alla morte di Pantani, avvenuta dieci anni fa e attribuita a una overdose di cocaina, fanno sapere: «È un atto dovuto: c'è un esposto che ha fatto la madre di Pantani, lo stiamo studiando: indagheremo». L'ipotesi contenuta nel fascicolo è ora omicidio volontario: i magistrati dovranno accertare, secondo quanto denunciato dalla famiglia (Pantani sarebbe stato picchiato e costretto a bere della cocaina), l'esistenza o meno di incongruenze nelle indagini che seguirono la morte del Pirata, tenendo conto della nuova perizia.
Pregnolato insiste: «Io ho percorso con lui tutta la sua vita sportiva ed ero al suo fianco come amico. C’è stato il grande periodo, il successo, i trionfi e poi c’è stato il momento nel quale Marco era finito in un giro brutto, le onde erano diventate troppo alte e lo hanno come travolto. È in quel giro che bisogna indagare: c’è gente senza scrupoli, che non molla e che non perdona. Ma suicidio, quello mai e poi mai».
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