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Case popolari, furbetti nel mirino della Finanza

Saverio Cioce
Case popolari, furbetti nel mirino della Finanza

A Bologna scovate 2200 dichiarazioni false, a Modena Acer e Comuni inviano un centinaio di nomi all’anno con le autodichiarazioni degli inquilini “sospetti”

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A Bologna ne hanno trovati 2200 di “furbetti del cartellino”, inquilini di case popolari che pur di rientrare nei parametri per abitare in case ad affitto agevolato hanno presentato autodichiarazioni false sui redditi iSee.

A Modena gli accertamenti per le cosiddette “Psa” (Prestazioni sociali agevolate) sono tuttora in corso e si svolgono su un vasto ventaglio di accertamenti fiscali. Il problema è più che presente ai piani alti di Piazza Grande visto che solo per il capoluogo ci sono 2.500 appartamenti di edilizia pubblica a canone agevolato che dovrebbero ospitare solo famiglie a basso reddito o casi sociali di persone che fanno fatica d arrivare a fine mese, dagli anziani poveri ai senza famiglia.

Il fatto è che molto spesso si trovano parcheggiati nei cortili macchine di grossa cilindrata, a volte usate ma altre volte nuove di zecca.

Oppure gli inquilini si lanciano in costose ristrutturazioni, rifacendo bagni, mettendo parquet di legno nelle camere e così via; tutte operazioni che i vicini notano e annotano, facendo arrivare le segnalazioni all’Acer (Agenzia casa Emilia Romagna, ex Iacp). Quest’ultimo ente che fa capo alla Regione, per conto degli enti locali proprietari degli immobili, si occupa delle questioni relative a condomini ricchi di umanità e litigiosità permanente.

Di qui gli scontri sui diritti di chi ha il diritto a restare in appartamenti che costano mediamente da 100 a 300 euro al mese, garantendo a chi li abita residenze dignitose a chi arriva a fatica a 1000 euro al mese, a famiglie di quattro persone con il solo capofamiglia che lavora.

«Un momento - mette le mani avanti la presidente del consiglio comunale, Francesca Maletti, già assessore alla Casa nella scorsa legislatura - Ci sono situazioni di privilegio che non possono essere tollerate. Mi spiego: come possiamo accettare che nelle case popolari abitino famiglie che arrivano sino a 51 mila euro all’anno? Eppure queste sono le regole della Regione che ammette come inquilini nuclei familiari che messi insieme hanno redditi superiori. E visto che gli affitti costano relativamente poco, restano dove sono. Dunque, se costoro sono in grado di pagare 400-500 euro al mese negli alloggi pubblici non possono spostarsi negli appartamenti convenzionati dell’Agenzia Casa, controllata dai Comuni, che offrono canoni massimi con le stesse cifre?».

La Maletti ha preso di petto la questione. Già nel 2012 fece approvare una mozione in consiglio comunale in cui si chiedeva alla Regione di restringere i livelli di reddito per aver diritto a una casa popolare, in modo da far posto alle centinaia di famiglie in lista d’attesa che hanno redditi molto più bassi e sono abbandonati a sè stessi. «I conti sono presto fatti - aggiunge Maletti - A Modena ci sono 700 nuclei famigliari in forti difficoltà economiche, che pure hanno i requisiti per ottenere un alloggio a canoni agevolati nelle case Acer, e che aspettano da anni che si liberi un posto. Per loro riusciamo a garantire solo 70-80 appartamenti all’anno, via via che si liberano quelli già occupati. Bene, se i parametri di reddito fossero più bassi, se la Regione si volesse muovere in questa direzione, sicuram,ente avremmo un numero di alloggi a disposizione molto superiore. Credo che in media ci siano decine di dichiarazioni all’anno che meritino un controllo approfondito da parte della Finanza». Tra capoluogo e provincia le case pubbliche a canone agevolato arrivano a 6 mila unità e fanno di Acer il più grosso gestore immobiliare del territorio.

Anche a Modena ci sono un centinaio di richieste all’anno spedite da Comuni e Acer alla Guardia di Finanza per accertamenti. Da due anni a questa parte l’accordo tra Agenzia delle Entrate, enti locali e Fiamme Gialle ha dato il via a una capillare campagna di controlli anche per gli inquilini falsi poveri che occupano le case grazie a dichiarazioni con redditi falsificati al ribasso.

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