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l'inchiesta

Coop fasulle, 900 lavoratori irregolari

Stefano Totaro
Coop fasulle, 900 lavoratori irregolari

Maxi operazione della Guardia di Finanza nel settore carni: 51 denunce per illecita somministrazione di manodopera

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Maxi operazione della Finanza di Modena, i numeri parlano da soli: una quindicina di false cooperative per lo più campane, ai cui vertici erano stati messi dei pregiudicati, uomini con problemi psichiatrici, delle persone indigenti. Illecita somministrazione di manodopera: 900 lavoratori in nero, o meglio, “irregolari”, denunciate 51 persone e accertato un giro milionario di evasione fiscale nell'ambito di 23 verifiche fiscali condotte nella provincia modenese. Il settore più interessato da queste irregolarità è quello della produzione delle carni e la zona controllata, il campo d’azione delle Fiamme gialle è quello solito del’interland castelnovese e vignolese. Ma questa volta sono finite nel mirino anche il settore logistico, quello ceramico e il comparto lattiero-caseario.

Anche perché, come ha spiegato il comandante della Finanza modenese, Michele Pallini, «il ricorso alla prestazioni di manodopera conto terzi, alle cosiddette prestazioni di servizio permette alla ditta che ne usufruisce la possibilità di scaricare sia l’Iva che l’Irap, cosa che non sarebbe possibile in caso di assunzione del personale. Il fenomeno è molto diffuso, non solo nel settore delle carni, ma in tanti settori, come è evidenziato dai nostri controlli». Quindi si arriva ad avere dei lavoratori che praticamente sono dei dipendenti della ditta che ordina la prestazione ma che invece sono in forza a cooperative finte, sottopagati e sfruttati. Di fatto, queste cooperative si possono considerare fasulle in quanto i lavoratori vengono considerati come veri e propri dipendenti, fuori da ogni concezione mutualistica, ricevendo però il trattamento fiscale di favore proprio dell'impresa cooperativa. Ed ecco gli altri numeri della Finanza, quelli appunto dell’evasione, dell’illegalità: le ispezioni hanno permesso di determinare il danno prodotto all’erario, in termini di base imponibile sottratta ad imposizione, costituita da ricavi non dichiarati pari a circa 7 milioni di euro, costi indeducibili pari a 14 milioni di euro, da una maggior base imponibile segnalata ai fini dell’Irap per 42 milioni di euro, da un’Iva evasa pari a 16 milioni di euro, nonché dall’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 25 milioni di euro.

La Finanza inizialmente aveva visto che qualcosa non andava in nove “soggetti economici” del settore della lavorazione delle carni: risultavano impiegare, a fronte di elevati volumi di affari, un esiguo numero di lavoratori dipendenti. E così i controlli si sono soffermati sulla verifica della genuinità dei contratti di prestazione di servizio sottoscritti dalle imprese con diverse società cooperative. E qui si è visto subito che queste ultime erano fasulle: la Finanza ha riscontrato l’effettiva assenza, in capo alle cooperative appaltatrici, di un'adeguata organizzazione tecnica e di mezzi; è stato accertato, infatti, che era lo stesso committente a fornire gli strumenti necessari all'assolvimento delle lavorazioni oggetto di appalto; l’assenza dell'esercizio del potere direttivo sui dipendenti da parte della società appaltatrice, i cui lavoratori erano in realtà direttamente sottoposti alle disposizioni dell'impresa appaltante; la totale assenza di assunzione del rischio imprenditoriale da parte dell'appaltatore; lo svolgimento di prestazioni che esulavano da quelle espressamente previste dal contratto.

In estrema sintesi, quindi, le società cooperative operanti presso i locali dell'impresa committente si sarebbero limitate a fornire una mera prestazione di manodopera, impiegando lavoratori in realtà posti alle dirette dipendenze dell'impresa utilizzatrice, ma privati dei diritti e delle garanzie riconosciute ai lavoratori dipendenti. Da qui il reato di illecita somministrazione di manodopera, contemplato dalla cosiddetta "legge Biagi"

Alle imprese utilizzatrici della manodopera irregolare è stata pertanto contestata l'Iva ritenuta evasa, in quanto illecitamente detratta, per un valore corrispondente a 6 milioni di euro ed una maggior base imponibile Irap per un valore superiore ai 42 milioni di euro. E adesso vediamo come errano “composte” queste cooperative fasulle. La Finanza ha riscontrato come fossero gestite da poche persone, spesso legati da vincoli di parentela, nel loro esclusivo interesse ed in spregio delle fondamentali finalità di natura mutualistica e solidaristica che dovrebbero presiedere a tali iniziative imprenditoriali. In alcuni casi, quali presidenti di dette cooperative sono stati designati pregiudicati, indigenti o con problemi psichiatrici. Inoltre queste finte coop avevano la sede legale in località nel Sud d'Italia (in Campania per lo più) , presso meri recapiti, pur essendo di fatto operative nella provincia di Modena, per rendere più difficoltosa l'esecuzione di eventuali attività di controllo da parte degli organi di vigilanza. E in più la Finanza ha verificato come queste finte cooperative fossero solite compensare «gli ingenti ricavi conseguiti con plurimi e diversificati artifizi contabili, quali la contabilizzazione di costi non documentati o di fatture per operazioni inesistenti, tali da annullare la base imponibile da sottoporre ad imposizione fiscale».

Stefano Totaro

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