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SOLIDARIETA'

Elisa: «Pronti a consegnare trecento dosi di salvavita»

di Carlo Gregori
Elisa: «Pronti a consegnare trecento dosi di salvavita»

La Fangareggi, presidente di Time4Life: «Vanessa e Greta troppo avventate In zone di guerra si consegna il carico e si riparte: siamo dollari che camminano»

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«Paura? Certo che si ha paura in Siria. Devi avere paura perché si rischia la vita ogni momento. Per questo è importante capire cosa si rischia. Vanessa e Greta, che non conosco personalmente e non ho mai incontrato, avevano scelto di fermarsi nella cittadina di Abzemo e di restare lì giorno e notte. Noi non l’abbiamo mai fatto. È troppo pericoloso».

Elisa Fangareggi, 33 anni, la modenese impegnata in prima fila per i bambini siriani (anche del Nicaragua e Romania) con l’associazione Time4Life da lei presieduta - nella quale operano molti volontari, alcuni dei quali modenesi - è il volto conosciuto e amato di una giovane professionista che ha deciso di dedicarsi a progetti di aiuto diretti, sia di cibo che di materiale medico-sanitario, in un Paese distrutto dalla guerra civile e dai jihadisti. Come tante associazioni, anche la sua lavora al grande campo profughi di Bab Al Salam, al confine con la Turchia, ma Elisa ha anche fatto esperienza in zone di guerra, verso l’interno della Siria. E oggi Time4Life opera anche in un campo autogestito in Libano e in Turchia. Parla del rapimento delle due giovani volontarie lombarde dell’associazione Horryaty mentre viaggia su un treno per Roma. Sta andando a trovare il piccolo Geis, un bambino gravemente malato che è riuscita a far portare legalmente in Italia dalla Siria senza documenti di espatrio e che ora curano all’ospedale Bambin Gesù. Presto partirà per il Nicaragua. E poi di nuovo in Siria.

«Cerchiamo di mantenere i turni di sempre: dieci giorni in Italia per organizzare il progetto e cinque in Siria. L’obiettivo è stato sempre quello di spingerci più dentro il possibile nel Paese. Ma le nostre due connazionali a mio avviso hanno fatto una scelta avventata. Certo, hanno vent’anni e un grande entusiasmo ma non hanno una formazione e una disciplina militare. E restare 15 giorni in una cittadina al centro della guerra e dei bombardamenti vuol dire rischiare grosso. Non puoi fidarti di chiunque, soprattutto se sei europeo. Noi siamo “dollari che camminano”». Quelle sono zone molto pericolose. «Noi ad esempio ci siamo spinti fino ad Aleppo ma non ci siamo ai fermati di sera: si consegna il carico e si va via, è la regola». Anche ora Time4Life è in partenza. Il 20 agosto partirà per consegnare 300 dosi salvavita Glucantime.

«Quando sei lì, dicevo, hai paura di tutto. Può cadere una bomba, possono rapirti, può sparare un cecchino... Ostentare sicurezza è un atteggiamento sbagliato e pericoloso».

Molti pensano che il volto dolce di Elisa insieme a quei bambini di guerra sia qualcosa di tenero e romantico. In realtà, dietro ogni foto c’è una storia, un progetto, spesso momenti difficili. Fare il volontario in teatri di guerra è un addestramento permanente. Ad Aleppo, ad esempio, Time4Life aveva una farmacia sotterranea, ma è stata bombardata e ora è sepolta tra le macerie. Se non ci sono state vittime tra i volontari e se ora le consegne si organizzano lo stesso, è solo frutto dell’organizzazione.

Per contribuire ad aiutare i siriani con Time4Life: www.time4life.it/come-aiutarci/sostienici/

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