Pavarotti e quel sogno della città dei cavalli
L’ufficiale Adriano Sala racconta l’amicizia con il tenore e rivela un progetto rimasto irrealizzato
«Un legame particolare, un'empatia che sento ancora fortemente. La morte di Luciano è stata per me traumatica (è accaduto anche per la scomparsa di Piero D'Inzeo), perché ho perso un amico con cui ho avuto rapporti sia professionali che confidenziali enormi. Ho condiviso con lui il lavoro nel suo carattere di serietà e di gioco, scoprendovi la parte bella, edificante. Ci univa l'origine, l'amore per la terra. Modena è “casa”, diceva lui».
È Adriano Sala, ufficiale veterinario fino a 54 anni (si è congedato con il grado di colonnello), che nella carriera ha prestato servizio per 10 anni presso la Scuola Militare di Equitazione a Passo Corese (Roma), a parlare dello stretto rapporto con Pavarotti, da quando il maestro iniziò la collaborazione professionale con la Federazione Italiana Sport Equestri.
Come nasce questo “feeling”?
«I primi contatti risalgono al 1982. Venne a trovarmi a Roma per un parere tecnico, diventando immediatamente suo veterinario di fiducia. Aveva cavalli a S. Cesario e a Casalgrande. Ma la vera scuderia nascerà nel 1998 a Modena in stradello Nava (dove c'è la villa che dovrebbe diventare il Museo Pavarotti). Era talmente preso per questa avventura, da telefornarmi anche di notte da New York, Barcellona. Così ha costruito il centro ippico, con l'obiettivo di fare la Coppa delle Nazioni. Un evento internazionale che avrebbe aperto la strada al “Pavarotti International Horse Show”, della cui giuria ha fatto parte anche Piero D'Inzeo».
Tutto filava liscio...
«In questa sua attività non sempre era spalleggiato dalla Federazione, forse perché sentiva le cose “sue” da non condividere con altri. Preparava, con spirito di sacrificio, ogni sua attività e ogni concerto nei minimi dettagli. Era di una professionalità unica».
Un episodio da raccontare...
«Era una persona eclettica e piacevole, arguta. In una cena in casa mia, tra amici e il suo dietologo Andrea Strata, aveva davanti il vassoio con l'insalata prescritta dal dietologo che mangiò subito, dicendo: “la dieta l'ho ormai fatta. Adesso mangiamo”. Non era un bambino viziato. Trasgrediva solo quando poteva, in momenti distanti dagli impegni artistici. Era consapevole dei tanti sacrifici che la sua attività di tenore imponeva. Aveva stabilito un rapporto privilegiato con i cavalli. E si fermava spesso a guardarli. Una passione autentica».
Cosa ha maggiormente apprezzato di lui?
«La determinazione, la capacità di essere brillante. Gli piaceva dipingere e gli stavano a cuore tutti gli sport. Viscerale l'amore per Modena. Da modenese non riusciva a pensare ad un mondo platinato in cui per ragioni di mestiere era talvolta immerso. Preferiva quello familiare. Amava la campagna modenese e le cose genuine. Si divertiva ad andare a comprare la frutta a Montale e godeva della sua normalità».
Un fatto curioso...
«Una settimana con lui in Normandia (Francia). Preso dall'amore per i cavalli si dimenticava dell'ora di pranzo. Una volta fece ricorso a due pannocchie di granturco “rubate” in un campo».
Il più grande desiderio che Pavarotti avrebbe voluto realizzare
«La sua aspirazione era quella di costruire un centro polivalente, una sorta di “campus” pluridisciplinare ad altissimo livello, con istruttori per giovani cavalieri di talento naturale. Voleva tener viva la storia, la cultura e l'arte, inclusa quella equestre e legata al cavallo, creare una estesa area espositiva e tanti altri momenti di animazione che dessero vita ad una grande festa dedicata all'amico cavallo. Si pensava ad un Palapavarotti con servizi annessi. E c'è stata anche una riunione con il sindaco dell'epoca Beccaria per esaminare un progetto di fattibilità sostenuto da architetti locali e internazionali. Poi le cose sono andate diversamente. Non era un suo capriccio, ma qualcosa di estremamente importante per la città».
Il piacere di essere suo amico....
«Non ho mai avuto interessi economici. Ho fatto tutto in amicizia. La sua felicità era la mia, come pure i suoi entusiasmi».
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