«A rischio un mercato promettente»
Nasi: «Il nostro Tir bloccato appena è scattato lo stop. Mosca per noi è il 5% del fatturato». Triangolazioni con la Lituania
«Possiamo scriverlo che il contratto non è stato disdettato? Semplicemente da ieri in Russia non si entra più».
Inizia così, con una stretta di mano e un’accorata precisazione, l’analisi di Giampaolo Nasi, direttore di Fruit Modena Group che per qualche ora è stato, a sua insaputa, il modenese più famoso della giornata. Quando giovedì mattina Putin ha chiuso le frontiere della Russia uno dei camion del suo consorzio, che da solo commercializza il 90% della produzione di pere di Modena e Reggio, era giusto davanti al valico, diretto a Mosca. Russo il camion, russo il camionista e pure la società di trasporti, ma la risposta delle guardie è stata una sola: «Niet». La ritorsione delle nazioni occidentali per la guerra strisciante tra Ucraina e Crimea secessionista non poteva non avere ripercussioni dalle parti del Volga. E così è stato.
Ieri mattina il Tir era ancora per strada, il camionista in arrivo dalle parti di Verona. «Vediamo se riusciamo a vendere il carico in Polonia» sospira Nasi, mentre davanti a lui gli impiegati sistemano le carte per le spedizioni, la pesa per l’inizio della campagna di raccolta della frutta. Un alveare operoso quello del consorzio aderente alla Confcooperative, nato nel 2008 mettendo insieme la realtà di Campofrigo ed Eurofrutta e che oggi fattura 45 milioni di euro raccogliendo la frutta da 485 soci conferitori, di cui un terzo reggiani.
Nasi, la storia del contratto annullato è stata battuta dalle agenzie martedì mattina
«Non so come sia nato questo colpo d’ala, a noi non ha telefonato nessuno. Le cose stanno così: il camion è arrivato alla frontiera, all’autista hanno detto che era appena scattato l’embargo contro i prodotti alimentari di Stati Uniti e Unione Europea e quindi lo hanno pregato di tornare indietro».
Tanta strada per nulla
«Capita, si tratta di questioni politiche. A noi spiace molto perché i contatti con l’Est Europa li abbiamo costruiti negli ultimi anni e stavamo andando molto bene. Ottimi clienti, i russi apprezzano molto la nostra frutta. È molto zuccherina, si conserva bene, è un buon prodotto per cui riescono a garantire la rotazione nei magazzini».
Quanto pesa per voi il mercato russo?
«Attorno alle 3 mila tonnellate all’anno su un totale di produzione che varia dalle 60 mila alle 85 mila. Quindi non parliamo di grandissime cifre però stavamo bene: nell’ultimo biennio l’aumento è stato attorno al 50% all’anno e avevamo ottime prospettive di crescita. Quando finirà l’embargo dovremo ricominciare da capo».
E i contratti in corso? Dove compreranno frutta e verdura gli importatori e i supermercati russi?
«Come dicevo il nostro contratto c’è, come per tutti gli altri, ma è di fatto congelato. La merce è pronta alla frontiera ma non può superarla. Quanto agli approvvigionamenti per il mercato locale credo che faranno ricorso ai produttori del Sudamerica e dell’Africa. Questo almeno è il tenore degli annunci che ho sentito sinora. Ma devono fare in fretta e inventarsi collegamenti con nuovi fornitori e così via».
Per il vostro prodotto quel’era la peculiarità del mercato russo?
«La parte del leone della nostra produzione, parlo di quella di nostra competenza, riguarda sei varietà: Williams, Max Red Bartlet, Conference, Decana, Abate e Kaiser. Bene, i consumatori russi apprezzano soprattutto i calibri più grossi e questo per noi è ottimale. Dalla Francia alla Germania sino all’Inghilterra invece preferiscono quelle più piccole; in questo modo, differenziando i canali di vendita, riuscivamo a collocare in modo ottimale tutta la produzione»
E ora?
«Sicuramente non possiamo far rifluire quella frutta sul mercato italiano, non esiste proprio. Dobbiamo cercare nuovi mercati, potenziare quelli che già ci sono. Noi, come tutti gli operatori economici, auspichiamo che si torni a una regolarità di rapporti diplomatici e commerciali».
Nel frattempo aumenteranno i chilometri delle pere grazie alle importazioni parallele in altri paesi dell’Est
«Credo proprio di sì, è quella che noi chiamiamo triangolazione. Ci sono importatori in Lituania, in Lettonia che cominciano a muoversi. Loro non sono sottoposti a embargo, possono rifornirsi dove vogliono e poi portare frutta e verdura a Mosca, San Pietroburgo o dove vogliono».
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