I big del Pd tra la gente «Le riforme ci servono»
Chiamparino, Serracchiani e Bonaccini a Bosco Albergati sostengono Renzi e non risparmiano sferzate nei confronti dei tropppi dissidenti interni
Le riforme? Devono essere condivise, efficaci e veloci. E, soprattutto, non possono subire veti di minoranze. È un messaggio di chiara matrice renziana, quello che esce dal tardo sabato pomeriggio di Bosco Albergati. E non poteva che essere altrimenti, visto che sul palco della Festa Democratica di Castelfranco Emilia siedono tre esponenti di spicco dell’area governativa: Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia e responsabile nazionale Trasporti e Infrastrutture nella segreteria nazionale del Pd, Stefano Bonaccini, segretario regionale dei Democratici e responsabile degli Enti locali della segreteria nazionale del partito e Sergio Chiamparino, governatore del Piemonte e neo eletto alla presidenza della Conferenza delle Regioni. Nomi di punta, chiamati a rispondere alle domande di Marco Esposito, direttore di Giornalettismo.com, incentrate sull’attualità politico-economica del Paese. Si parte, manco a dirlo, dal Senato. Quella che Chiamparino – non prima di aver salutato gli «amici e compagni» di Castelfranco, un centinaio in tutto – definisce la «cartina di tornasole del governo Renzi». Tutto sommato, certifica, «un buon risultato». La notizia, però, è recente – il ddl Boschi è appena stato approvato da Palazzo Madama – e gli strascichi polemici non accennano a placarsi. Anche, e soprattutto, tra le fila Democratiche. Così, Bonaccini prima e Serracchiani poi non possono che rispondere alle critiche. Il segretario regionale spiega che non capisce quanti, anche da sinistra, tirano in ballo una presunta “deriva autoritaria”. «Una parola ormai logora di significato. Che autoritarismo è quello che dice ai suoi cittadini: “modernizziamo le istituzioni”?» Sul nodo dell’elezione indiretta, tra i più discussi nelle ultime settimane non accetta rimproveri. Ricorda che ben «23 paesi dell’Unione Europea hanno camera non eletta direttamente». E che, comunque, «stiamo parlando di sindaci e consiglieri regionali votati dai cittadini, non di una casta politica autonominata». Ed è per questo che le polemiche dei dissidenti interni sembrano essere mal digerite. Su tutte, quelle di Corradino Mineo, tra i più noti esponenti della minoranza Democratica, «che anche oggi è uscito con una battuta abbastanza cattiva». Probabilmente, un riferimento alle dichiarazioni pomeridiane del senatore, che poco prima aveva affermato che «oggi moltissima gente, ha capito che c'è un problema di democrazia». Atteggiamenti che, rimarca Bonaccini, «non corrispondono alla mia idea di partito». Un concetto ripreso anche dalla stessa Serracchiani. Perché, spiega la presidente della regione friulana, «il dibattito va bene; anzi, ben venga». È giusto che i dissidenti interni provino a far valere le proprie ragioni. Ma quando si arriva al voto, anche loro si devono adeguare. «Siamo pronti a rispettare la minoranza, ma al tempo stesso la minoranza deve rispettare la maggioranza». Poi, l’affondo. Quello che più la ferisce, spiega, è che i senatori che più hanno dato battaglia sulla riforma siano «gli stessi che non sono passati per le primarie, ma sono stati nominati dal partito. E che, mi risulta, nemmeno versano il contributo volontario al partito». Un problema che Chiamparino non esita a definire «deontologico». Per forza di cose, diventa quasi inevitabile un accenno all’altrettanto discussa riforma elettorale. Il trio non può che concordare nel porre alcuni paletti: in primis, governabilità e chiarezza sul vincitore. A questi, giurano, il Pd non rinuncia. Sul resto – ad esempio sulle preferenze - invece, si può discutere con tutti. Si chiude con un accenno all’economia. I dati Istat che certificano l’ennesimo trimestre in negativo, il rapporto con l’Unione Europea, il tema del lavoro.
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