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Quel docente di filosofia del Sessantotto che apriva le menti senza farsi dare del tu

Insegnò a Modena solo un anno, e tanto tempo fa, ma certamente nessuno dei suoi studenti lo ha dimenticato. Adriano Manesco - l’ex docente universitario milanese assassinato, fatto a pezzi, messo...

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Insegnò a Modena solo un anno, e tanto tempo fa, ma certamente nessuno dei suoi studenti lo ha dimenticato.

Adriano Manesco - l’ex docente universitario milanese assassinato, fatto a pezzi, messo nel trolley e abbandonato in un cassonetto a Lodi da due piacentini - era arrivato da Milano al liceo classico Muratori nel 1967. Professore di Storia e Filosofia, gli era stato affidato il corso A, con le classi degli ultimi tre anni, in sostituzione di un collega andato in pensione. Il professor Manesco sembrava incarnare lo spirito di un Sessantotto di cui, in quell’autunno, si avvertivano le prime avvisaglie anche in Italia, anche in una scuola per certi aspetti un poco ingessata come il classico. Appena trentenne, era il più giovane del corpo insegnante, si poneva, nei confronti degli studenti, con un atteggiamento che allora si poteva definire anticonformista, anche se solo un paio d’anni dopo sarebbe diventato… normale. Il suo anticonformismo non aveva niente di rivoluzionario, se non per avere accorciato le distanze, allora marcate, tra la cattedra e gli alunni. Non era il professore amico, ma quello con cui si poteva parlare liberamente, pur nel rispetto dei ruoli. Chi scrive proveniva da un'altra sezione, in cui lo studio della Filosofia consisteva nell’imparare a memoria (!) gli appunti dettati dall’insegnante, alla quale poi ripeterli parola per parola. Per il sottoscritto il metodo di Manesco, lezioni coinvolgenti, discussioni e testo ricco di citazioni, rappresentò quindi la scoperta della Filosofia. Era un metodo di insegnamento già universitario e dopo poco infatti il docente milanese approdò all’Università, dove ha insegnato per anni, alla Statale, a Verona e a Taiwan. Compagno di classe di Berlusconi, era l’unico a non voler mai partecipare alle cene-rimpatriate. Assolutamente coerente con se stesso.

Claudio Romiti

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