Ecco “Idee in circolo” un ponte verso il futuro
La presidente del sodalizio racconta l’esperienza che ha portato nel 2011 alla fondazione della prima associazione di utenti della Salute Mentale
Nel mondo della salute mentale si stanno sviluppando, in misura sempre maggiore, diverse esperienze associative che coinvolgono utenti e semplici cittadini: un modo per superare, insieme, i pregiudizi sulla salute mentale e lavorare concretamente sull'empowerment di ogni persona.
A Modena, nel 2011, si è costituita Idee in Circolo, associazione di cui è presidente Paola Relandini che abbiamo incontrato per un'intervista nella sede di Arcigay Modena con cui è nata recentemente una collaborazione fondata sulla condivisione degli spazi.
Come nasce Idee in Circolo?
«Due anni fa vivevamo ancora nel mondo di Social Point, il servizio di inclusione sociale del Dipartimento di salute Mentale e ci stavamo bene. Partecipando a varie riunioni e ad alcune attività è venuto spontaneo pensare di creare un'associazione di utenti. Per lunghi mesi ci abbiamo pensato. Da parte mia c'era molto entusiasmo ma anche un po' di timore. Per tutti, infatti, era una cosa nuova, e le novità a volte spaventano. A me in modo particolare. Però sapevamo che nel mondo di Social Point avevamo dei compagni di viaggio esperti, che unendosi a noi ci avrebbero aiutati in questa avventura. Da canto mio, però, la paura era sempre forte. Si è quindi aspettato che tutti noi crescessimo in consapevolezza per gestire la nuova associazione».
Come avete scelto il nome e il logo dell'associazione?
«Abbiamo indetto un concorso per trovare un nome e il logo. E poi ci sono state tante riunioni. A quel tempo io ero allergica alle riunioni. Poi finalmente è arrivato il giorno in cui mancava solo di andare all'Ufficio del Registro e, il 10 febbraio 2011, è finalmente nata ufficialmente l'associazione Idee in Circolo. Fondata prevalentemente da utenti della salute mentale e della quale ho l'onore di essere presidente».
Come è cambiata la tua vita, e quella degli altri soci dell'associazione, da quando avete intrapreso questo percorso?
«In me, come in tutti gli altri partecipanti, c'era molto entusiasmo ma sapevo che era venuto il momento di prendere delle decisioni, di fare delle scelte. Una cosa molto faticosa perché non potevo più dire: non ho voglia di uscire e quindi non vado alla riunione. Ed è proprio nelle riunioni che tutti noi decidiamo quello che si deve fare, e quello che ognuno di noi può dare alla vita dell'associazione. Sono ormai passati quasi due anni e quello che è stato fatto mi ha dato tanto. A volte mi trovo a chiedermi se veramente in passato ho avuto problemi psichiatrici e vari ricoveri oppure è stato solo un brutto incubo. Questo, per me, è il passato. Ora voglio solo guardare avanti e accettare quello che il futuro ha in serbo per me».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
