«Renzi? Il Presidente lo scegliamo noi»
I militanti del Pd sono divisi tra Bonaccini e Richetti ma pretendono le primarie: «Non sarà il premier a decidere»
Richetti o Bonaccini: il primo, il secondo, nessuno dei due oppure entrambi? Per i Democratici modenesi, potrebbe essere l’argomento dell’estate. In fondo, l’ipotesi di avere non uno, ma ben due candidati alla presidenza della Regione non è una notizia di tutti i giorni. In realtà, però, l’indecisione sembra regnare sovrana. A Bosco Albergati, dove è in corso la Festa Democratica di Bosco Albergati, in tanti, tra simpatizzanti e volontari, «non sanno decidere».
POCO NOTI. Dina Turrini, ad esempio, presta servizio all’interno della gelateria. «Farei fatica a darle un giudizio; sinceramente non li conosco molto». Ed è tutt’altro che un caso isolato, considerando che buona parte dei militanti interpellati in merito non si sbilancia. Come Giordano Vanzini, che pure i due li vede spesso ai dibattiti. O come Paolo Baldini, anche lui volontario della Festa. Che, da parte sua, sa però che, a prescindere dal candidato, l’eredità di Errani peserà come un macigno. Più che delle primarie, insomma, «dovremmo preoccuparci di vincere le elezioni regionali». In realtà, non guasterebbe neanche «un po’ di alternanza», in una regione governata da quasi 45 anni da presidenti provenienti dalla stessa area politica. Anche se, ammette, «per riflesso voterò ancora Pd».
SERVE PREPARAZIONE. Nemmeno Marino Mignardi sceglie. Anzi, li boccia entrambi. «Richetti o Bonaccini? Posso essere sincero? Nessuno dei due». In questo momento sulla regione pesano problemi importanti, soprattutto dal punto di vista economico. E i due modenesi, secondo Mignardi, non avrebbero «le capacità adatte a governare, nonostante li stimi». Anche se, precisa, «prima di dare un giudizio definitivo vorrei aspettare di vedere il panorama completo», considerando che le candidature sono tutt’altro che definite. Certo, c’è anche chi sembra propenso a schierarsi. Come Mauro Bega, che si dichiara «più propenso per Richetti», in quanto «ha le competenze giuste per quel ruolo». Abitando nelle aree colpite dai terremoti, ha avuto modo di «apprezzare» l’operato dell’ex presidente dell’Assemblea regionale: «Si è dato molto da fare».
E Bonaccini? «Lo vedrei bene in un ruolo diverso». Di parere opposto Natalino Bergonzini, tra i responsabili della festa, nonché presidente della Cooperativa di Bosco Albergati. Per lui, l’attuale segretario regionale potrebbe avere qualche marcia in più. Non solo perché, grazie ai suoi ruoli, conserva un maggiore rapporto con città e realtà locali e una conoscenza più approfondita della struttura del partito.
NESSUN ENDORSEMENT. Ma anche perché per Richetti la poltrona da Presidente rappresenterebbe «un’inversione di rotta» rispetto al percorso che lo ha portato, a dimettersi dalla carica di Presidente dell’assemblea legislativa regionale in vista delle elezioni nazionali. Tuttavia, siamo ben lontani da “endorsment” sicuri, capaci di indicare in maniera definitiva uno dei candidati. Giudizi più certi arrivano, al contrario, su un altro scenario, reso plausibile da alcune voci di corridoio. In tanti, infatti, temono che la competizione tra i due esponenti modenesi, per il momento solo “presunta” o comunque non ufficializzata a livello di candidature, possa sfociare in scontro aperto. E, in questo modo, logorare il partito e minare la campagna elettorale, con primarie fin troppo accese. Una preoccupazione che sembra essere condivisa da tanti, tra volontari e militanti. Da chi spera che alla fine si trovi un accordo a chi, come la Turrini, sembra prendere sul serio l’ipotesi. «Mi dispiacerebbe che ci fosse uno scontro, perché credo fortemente nel valore democratico del partito».
EVITIAMO DERBY. A quanti, ancora, si auspicano che, se “duello” deve essere, «almeno sia sui punti programmatici, e non sulla base di personalismi». Fino ad arrivare ad Alessandro Alberoni che, in merito, ostenta tranquillità: «Non penso si arriverà ad uno scontro troppo acceso, non vedo cosa dovremmo temere da un po’ di dibattito. Piuttosto, ci si dovrebbe preoccupare del poco tempo a disposizione».
Proprio per evitare la “battaglia tra renziani” le sopracitate voci dipingerebbero come possibile una “nomina dall’alto” di Renzi, magari di un terzo. Che, senza le primarie, eviterebbe l’imbarazzo di scegliere tra l’uno e l’altro dei suoi pupilli. Un’ipotesi bocciata senza appello dai soggetti intervistati. Anche da quanti, tra volontari e semplici simpatizzanti, più di tutti temono lo scontro. A suon di «le primarie vanno fatte», la stroncatura è netta: «Né Renzi né nessun altro può imporre una cosa di questo tipo, sarebbe davvero brutto da parte sua». L’unico che sembra disponibile, in questo senso, è Bergonzini: «Di questi tempi sembra vada tanto di moda il “centralismo democratico”». Ma è solo una battuta: «Sarebbe meglio che a scegliere fossero i territori».
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