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IL RICORDO

Ex alunni increduli: «Era un professore geniale e curioso»

Ex alunni increduli: «Era un professore geniale e curioso»

Docente ucciso, il ricordo della terza A nel '68 al Muratori «Regalo ironico alla cena prima degli esami: non si offese»

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“Genio”. Tutta la terza A del liceo classico Muratori, alla vigilia dell'esame di maturità del 1968, glielo aveva scritto sulla camicia di forza (autentica) che gli regalarono alla cena di classe. Lui ringraziò gli studenti con un inchino e un saluto breve, con la buona educazione che aveva come dote naturale mentre insegnava Socrate, Cartesio e Leibniz.

Quello è stato l'ultimo ricordo che hanno portato nei loro diari i suoi alunni per quarantasei anni, sino a che un delitto li ha riportati a una realtà atroce. “È proprio lui?” si sono chiesti sgomenti con un frenetico giro di telefonate nel caldo d'agosto. Adriano Manesco, il geniale professore che riusciva a spiegare Kant con uno scioglilingua, che concentrò tre anni di filosofia e storia nel suo unico anno d'insegnamento e storia, che spiegava la bellezza dell'idealismo tedesco è stato ammazzato, fatto a pezzi, nascosto in una valigia e buttato in un cassonetto. I due trentenni autori dell'omicidio, scoperti ancora insanguinati mentre cercavano di disfarsi dei resti del cadavere, hanno confessato. Caso chiuso, in apparenza. Ma se nessuno ha capito la ragione di tanta ferocia per rubare da casa sua, a Milano dove viveva da solo dopo una lunga carriera di insegnante universitario, un computer e oggetti che avrebbero fruttato poche centinaia di euro.

«Non riesco a farmene una ragione - dice Fabio Marri, docente all'università di Bologna - Preferisco ricordarlo per il suo talento, la vocazione all'insegnamento. Un fenomeno. Nel biennio precedente avevamo avuto in filosofia e scienze docenti alla vigilia della pensione che ci avevano fatto penare; con lui ci mettemmo in pari senza fatica. Io feci tre anni in uno e alla maturità il mio voto nella sua materia fu otto». Altro che la notte prima degli esami, la tensione e i caffè per stare svegli negli ultimi ripassi. A quell'epoca, quando le entrate erano separate per maschi e femmine nella vecchia sede di via Servi che oggi ospita il Venturi, quel trentenne che frequentava gli studi e gli esami con facilità fu un punto di riferimento. Lasciata Modena tornò a insegnare in Brianza e l'anno successivo era già in cattedra all'università a Verona come docente di Estetica.

«Avevo subito riconosciuto il cognome ma speravo che si trattasse di un'altra persona - risponde al telefono Carlo Del Vecchio, oggi medico a Carpi - Quello che non riuscirò mai a scordare è un suo aforisma per spiegare la differenza tra sostanza e apparenza secondo Kant. Arrivò in classe e disse pressapoco “I glorioni grumano le timate”, facendoci capire che non tutto quello che sembrava incomprensibile poteva non avere un senso per chi lo diceva. Finezze da studioso». In quella classe c'erano anche altri pezzi da novanta della società modenese di oggi. Ricardo Franco Levi, direttore editore di giornali e poi sottosegretario all'editoria con il governo Prodi, aveva appena lasciato la classe, mentre l'avvocato Giuseppe Picchioni, ora al vertice nazionale del suo Ordine, si diplomò proprio nella sessione di Manesco. «Mi ricordo bene di quella cena di classe, l'ultima da liceali - ricorda massimo Rossi barattini, assicuratore - Lui prese il nostro regalo con ironia, senza offendersi. I suoi trent'anni e le sue capacità indiscusse lo mettevano su un piano diverso rispetto agli altri docenti. Oggi lo ricordiamo per la sua tragica fine, una persona come lui non doveva finire così». Manesco ha attraversato come una meteora, in duecentoventi giorni di scuola, il liceo Muratori quasi mezzo secolo fa. Ma il suo ricordo è ancora vivido tra i suoi ex alunni: per loro resterà sempre “il Prof”, il genio.

Saverio Cioce

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