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S. Agostino, il “polo” della discordia

Si infiamma il dibattito sul progetto di riqualificazione. Le opposizioni premono per la revisione

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A settembre, al termine della pausa estiva, Muzzarelli potrebbe trovarsi sulla scrivania più di una “rogna”. Tra le principali, il progetto di restauro dell’ex ospedale Sant’Agostino, fonte di contestazioni. Dopo il secondo ricorso al Tar, presentato nei giorni scorsi da Italia Nostra sulla presunta illegittimità del permesso di costruzione, scendono infatti ora in campo le opposizioni, che mettono in discussione, più o meno apertamente, l’operazione. A battere tutti sul tempo, il Movimento 5 Stelle, pronto a schierarsi senza esitazioni a fianco dell’associazione ambientalista. Assieme alla quale, peraltro, organizzerà un incontro sul tema - calendarizzato, per l’appunto, a settembre. Un’assemblea cittadina, ovviamente aperta al pubblico, che «sarà l’occasione - che ci auguriamo l'amministrazione colga pur fuori tempo massimo - per comprendere come sia indispensabile trasformare quel progetto, prima che sia troppo tardi. E come sia quanto mai necessario ora seguire le proposte più sensate che da tempo prevedono la naturale estensione della biblioteca Estense nel retrostante ospedale Estense, che garantiscono la salvaguardia dei vincoli storico-artistici e il rispetto del piano regolatore». Iniziativa che sembra trovare apprezzamenti anche tra le altri componenti dell’opposizione. O almeno da parte di “Per me Modena”, la lista civica guidata da Adriana Querzé. «Sarà organizzata un'assemblea pubblica. Bene. Speriamo serva a evitare uno sguardo strabico, capace di vedere solo il lato della Piazza su cui sorge l'Ex Ospedale, perché i tesori artistici e culturali di Modena sono sul lato opposto, nel Palazzo dei Musei». Tante le proposte alternative. Da quella, avanzata dalla stessa Querzé, che prevede l’utilizzo dei locali del Sant’Agostino per ospitare parte dei Musei Civici - oggi collocati in «spazi decisamente inadeguati» - a quelle presentate da Antonio Montanini, capogruppo di CambiAMOdena. Che ipotizza, tra l’altro, di trasformare l’ex ospedale in un «luogo di accoglienza e orientamento alle visite culturali della città. Per entrambi gli esponenti delle liste civiche, comunque, rimane fermo il «“no” alle “solite” operazioni edilizie». Un “no” che si oppone, in modo particolare, alle contestatissime torri librarie - protagoniste anche del ricorso di Italia Nostra - descritte come costosamente inutili. Il più morbido, rimane comunque Pellacani. Il capogruppo di Udc e FdI, infatti, se da una parte non lesina critiche sul ruolo della Fondazione Cassa - «è appropriato e opportuno che una fondazione bancaria abbia il potere di decidere assetto e sviluppo culturale di Modena? La risposta è decisamente no» - dall’altro non sembra bocciare il progetto. «Quello programmato al S. Agostino almeno è un investimento che durerà nel tempo ed è per questo che va realizzato, superando i tentativi di veto dei soliti “signorno” che ingessano questo Paese». «Ma - aggiunge - stando attenti a finalizzarlo bene». Perché i punti critici, su cui è necessario un approfondimento, non mancano. Dalla necessità di chiarire che con la conclusione del restauro finisce anche il ruolo della Fondazione - «che con gesto “nobile” dona il complesso alla Comunità modenese» - all’esigenza di meglio inserire il complesso con gli altri punti di interesse del centro storico, fino alla richiesta di istituire una fondazione privata capace di gestire, in maniera unitaria, il patrimonio comunale culturale modenese. (m.r.)

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