Telefoni e bici: gli arnesi del mestiere
Spaccio: quali sono le tecniche utilizzate dagli uomini che agiscono in città nell’articolata filiera della vendita di stupefacenti
Telefonini e biciclette. Sono questi i fondamentali, gli strumenti da cui non si prescinde se si deve creare una filiera base per spacciare. Perché grazie ai cellulari il pusher che gestisce gli affari riceve le telefonate dai clienti e poi fa partire, sempre con uno squillo, l’ordine agli altri suoi addetti. E da questo momento scatta il trasporto droga rigorosamente su due ruote, un giro ecologico per la consegna della merce e per il ritiro del denaro.
È quanto emerge da un nostro “viaggio” nel mondo degli spacciatori attraverso qualche osservazione e, soprattutto, le indicazioni che arrivan oda chi quotidianamente è in prima linea a tamponare l’espansione del fenomeno.
A volte bastano due persone, più spesso tre, a volte c’è anche la figura del palo: il sistema comunque è collaudato da anni. Così come è sistematica da anni la razzia di biciclette in qualsiasi zona della città e della provincia: un mercato sempre aperto, che si rinnova in continuazione perché a sua volta è di supporto ad un altro sistema che, per quanto si provi a suon di retate, arresti e denunce, non si riesce a bloccare.
Chi si ferma ai “box” del Sant’Anna (leggi carcere) quando riparte è di nuovo in pista, perché il lavoro è il lavoro e purtroppo nel ramo droga ce n’è sempre da svolgere.
LE TECNICHE. Tecniche e sistemi di spaccio: “maestri” in efficienza e rapidità i tunisini della “banda dei viali”, vecchia e di recente rinnovata. Questa banda con il suo sistema rifornisce i luoghi della movida, è un riferimento per hascisc ed eroina ed effettua consegna coprendo la zona del centro storico. Al loro livello, più di un anno fa, c’erano i maghrebini che avevano come punto base il sottopasso Cialdini e dintorni: dopo l’ordine partivano biciclette verso la Pomposa e piazza Matteotti. Questa “ditta” è stata via via smantellata, i superstiti sono confluiti nella banda dei viali.
Come spiegano gli agenti del Nucleo problematiche del territorio della polizia municipale che hanno necessariamente studiato le strategie, i modi, gli spostamenti per riuscire a interrompere il traffico ed arrestare i protagonisti, tutto parte da una telefonata.
«Il pusher ha il suo pacchetto clienti, solitamente staziona, assieme ad altri di pari livello - spiega uno dei segugi del team della Municipale - nella zona retrostante al teatro Storchi. Difficile che contratti di persona, che prenda l’ordine a voce, il cliente è già istruito.
GLI ORDINI AL CAPO. Il “capo” dunque prende l’ordine e dice al cliente di andare, ed esempio, davanti all’ex questura dove troverà un altro della banda, in sella ad una bici, magari lungo la strada, vicino ad una pianta, seduto sui una panchina, in un luogo strategico. A lui il cliente deve consegnare i soldi.
SIEPI MOLTO UTILI. Una volta che questi ha preso il denaro, o s’avvicina a qualche siepe per prendere la merce e darla al cliente oppure manda l’acquirente in un altro posto dove troverà un altro come lui che finirà l’operazione. Spesso quest’ultimo ha la funzione di palo. A volte può capitare che sia il cliente a prendere direttamente dal nascondiglio la droga desiderata».
MAI DROGA ADDOSSO. «Mai droga addosso durante la prime fasi - dicono - per questo noi interveniamo quando c’è la fase della consegna, ed è questione di attimi, sia nel capire e scegliere il momento giusto per entrare in azione sia nel riuscire a bloccare lo spacciatore con le mani nel sacco, in flagranza di reato. Questione istanti, di rapidità di decisione. A volte si vanifica tutto un lungo lavoro di appostamenti per circostanze imprevedibili ma banali, come il passaggio casuale di qualcuno che dà loro fastidio, di una divisa che non ti aspetti e o di un palo che, essendo uno arrestato da noi, ci riconosce all’ultimo momento».
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