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IL DIBATTITO

Eterologa, modenesi in lista d’attesa sul filo della speranza

di Saverio Cioce
Eterologa, modenesi in lista d’attesa sul filo della speranza

A Bologna una ventina di casi nei tre centri privati Molti contatti al Policlinico. Ma la Regione aspetta Roma

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Il caos sulla fecondazione eterologa mette in fibrillazione anche le centinaia di coppie modenesi che speravano di poter effettuare al Policlinico il trattamento anzichè spendere cifre molto alte per trasferirsi nelle cliniche all’estero, dove questa pratica medica non viene contestata da nessuno per nessuna ragione.

Cecoslovacchia, Ungheria, Spagna sono le nazioni più organizzate, pronte a raccogliere via internet le richieste delle coppie italiane offrendo pacchetti all inclusive, viaggio più soggiorno in clinica, più trattamento e farmaci con personale cortese e in grado di parlare un ottimo italiano. Così 11 mila coppie all’anno sono costrette a fare le valigie. Di queste 150 sono modenesi, 300 persone che hanno bussato a tutte le porte, hanno tentato trattamenti di fertilità senza esito. Queste almeno sono le stime degli addetti ai lavori che prendono come base di partenza le cifre nazionali e le riportano in chiave locale, sulla popolazione modenese. Ma è un calcolo puramente aritmetico che non tiene conto dell’età media relativamente più alta delle aspiranti madri e dei loro mariti e fidanzati e che spinge all’insù le statistiche.

Basta ascoltare le esperienze di chi è in lista d’attesa ai tre centri di fecondazione privati in funzione a Bologna (Sismer, Ginepro e Tecnobios) per capire che le coppie modenesi, di fronte al caos innescato dalla ministra Lorenzin, sono ai limiti della sopportazione.

Quanti sono? Cinque, sette coppie per centro a cui se ne aggiungono quasi una ventina che negli ultimi mesi hanno contattato a vario titolo il Policlinico. A Modena, dove le direttive della Regione sono applicate puntualmente, ovviamente hanno trovato le porte chiuse e allora hanno cominciato i viaggi della speranza nel resto d’Italia, trovandosi preventivi di migliaia di euro.

Ecco perché Barcellona e Brno sono diventate le mete più gettonate da chi vuole un figlio e non ha problemi ideologici ad accettare la donazione e la fecondazione eterologa. È il caso, senza far nomi, di un padre e di una madre che abitano in provincia di Modena e che hanno perso un figlio. Non sono mai andati all’estero, mai viaggiato in aereo, non parlano inglese. S’erano accesi di speranze dopo la sentenza della Corte Costituzionale e sono precipitati nello sconforto quando è arrivata la scomunica della Lorenzin.

Quest’ultima pochi mesi fa aveva convocato il fior fiore degli embriologi e delle società scientifiche per avere pareri su un decreto legge che poi è stato azzerato. Anzi, ha pure vietato alle Regioni, senza alcun diritto, di praticare la fecondazione nei relativi ospedali: «Non rimborseremo niente a nessuno» ha detto categorica.

Ma molti giuristi si sono ribellati: «Se le coppie pagano gli ospedali devono effettuare la fecondazione, altrimenti è interruzione di pubblico servizio e scattano denunce per tutti».

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