Trande (Pd): «Pusillanimi» Don Cavani:«Meglio rinviare»
«Se non fosse che al Governo c'è il mio Pd direi cose pesantissime, ma non posso non dire: “Ignoranti e pusillanimi”». Sulla fecondazione eterologa Paolo Trande va giù pesante. Il capogruppo Pd in...
«Se non fosse che al Governo c'è il mio Pd direi cose pesantissime, ma non posso non dire: “Ignoranti e pusillanimi”».
Sulla fecondazione eterologa Paolo Trande va giù pesante. Il capogruppo Pd in Comune su Facebook critica la scelta di affossare il decreto del ministro Lorenzin e il successivo rimando a una legge parlamentare.
Perché, spiega, «non c'è alcun vuoto normativo»: i Centri per la procreazione possono già effettuare la pratica. Ancora una volta hanno classificato come etica una legge che è prima di tutto sui diritti civili. Il tutto mentre i nostri amici della Toscana si mostrano sensibilissimi», aggiunge Trande, riferendosi all’iniziativa adottata dalla giunta del governatore Rossi, che, in polemica con il governo ha autorizzato e regolamentato la fecondazione.
E l’Emilia Romagna? L’esponente Pd chiama in causa i consiglieri regionali e Carlo Lusenti, assessore alle Politiche per la Salute. Il quale, proprio ieri, gli ha probabilmente regalato una delusione, dichiarando che «serve un atto di regolamentazione a carattere nazionale», e quindi «andando oltre l’assunzione di atti da parte delle singole Regioni». Trande, però, denuncia anche il «silenzio assordante da parte di aspiranti candidati presidenti e consiglieri, e partiti».
Che da parte loro rispondono e si dividono. Da una parte, M5S e in parte Sel. I pentastellati, pur condividendo l’appello di Lusenti alla definizione di una norma nazionale, temono che, vietando l’accesso alla metodica nei centri pubblici, si «lasci campo libero ai privati», generando «discriminazioni negli accessi in base alle risorse economiche delle coppie».
Però, continuano, «poiché si tratta di un argomento di estrema sensibilità e delicatezza, riteniamo che esso non debba essere oggetto di strumentalizzazioni da parte di chi sembra volerne fare un cavallo di battaglia per la propria candidatura al nuovo Consiglio Regionale».
Sel mostra maggiore cautela. Andrea Bosi sottoscrive appieno la centralità del tema, auspicando che esso divenga «uno dei punti qualificanti della campagna elettorale di tutte le forze di sinistra», ma pure lo stesso segretario cittadino afferma: «Non so se sia possibile procedere con dei protocolli negli ospedali senza una legge attuativa che deliberi alcune questioni fondamentali per il trattamento».
Quanto ha dichiarato di voler fare Rossi è «ovviamente una ottima notizia, spero che l’Emilia Romagna prenda esempio; ma non so poi se alla prova del 9 sarà possibile procedere».
Poi c’è chi non è d’accordo con Trande. A partire da Andrea Galli, capogruppo di Forza Italia. Che, vista la natura dell’argomento, ritiene giusto «delegarne la competenza al Parlamento». La mossa di Renzi e Lorenzin, insomma, «è stata corretta». Le camere, secondo Galli, dovranno sfornare le linee guida a livello nazionale; anche se, aggiunge, «è impossibile non prevedere un dibattito in Consiglio Regionale».
Riflessioni che, grossomodo, rispecchiano il parere di don Matteo Cavani, teologo e parroco presso la Madonna Pellegrina. «Occorre una riflessione - dice - che faccia emergere i criteri da adottare. Un po’ di pazienza aiuterebbe più di certi strappi». Ma anche all’interno del Pd la linea non è, al momento, unitaria. Carmelo De Lillo, consigliere comunale, si smarca dalle parole del capogruppo Pd.
«Sono allineato con la posizione che attualmente sta tenendo il governo. Sono temi etici, penso che la competenza appartenga all’esecutivo e al Parlamento. E auspico che nessuno tiri la giacchetta a Renzi». (m.r.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google