Gazzetta di Modena

Modena

estate 2014

Crisi? Metà negozi restano aperti

di Felicia Buonomo
Crisi? Metà negozi restano aperti

In centro sono al lavoro il 50% degli esercizi concentrati tra bar e ristorazione, premiati dai turisti

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Metà delle saracinesche lungo il centro storico di Modena per tutto agosto rimarranno aperte. Motivazione? La crisi, che spinge a rimanere in città e a tentare di tutto per guadagnare, anche con quel turismo che si spera possa rinvigorire la città della Ghirlandina.

A confermarlo è Confesercenti: «Sono sempre meno i pubblici esercizi ed i negozi modenesi che chiudono nel periodo clou dell’estate - scrive in una nota - Con ogni probabilità almeno un’impresa su due quest’anno rimarrà aperta per tutto il mese. Le eventuali chiusure si limiteranno al fine settimana di Ferragosto, fatta eccezione però di diversi bar e ristoranti». Guardando al capoluogo, sono in tanti quelli che hanno scelto di rimanere aperti in agosto: per continuare ad offrire un servizio, per intercettare quanti rimangono in città, così come gli eventuali turisti, o più semplicemente per lavorare e così contrastare le difficoltà economiche indotte dalla crisi.

Si va dalle attività di vendita di generi alimentari (forni e rivendite di frutta e verdure per ovvie ragione non mancano nei diversi quartieri), ai negozi di abbigliamento (compresi quelli di alta moda in centro storico), dato che è periodo di saldi, fino ai centri estetici (per trattamenti viso e corpo), che pare registrino un vero e proprio incremento di presenze in questi giorni. Appena più bassa la percentuale delle aperture riguardo bar e ristoranti, che ammonta al 40%.

E i locali chiusi? «È risaputo che secondo i dati di Hera - continua la nota - il conferimento dei rifiuti diminuisce normalmente del 35% nelle due settimane centrali di agosto; e il dato combacia con la minor presenza dei cittadini.

Risulta normale quindi che una parte di bar e ristoranti siano chiusi. Senza contare inoltre che un certo numero di pubblici esercizi del cuore cittadino e non solo si regolano anche in conseguenza allo svolgimento delle attività lavorative presenti nelle loro zone: è naturale perciò pensare che un consistente numero di imprese chiuda per ferie. Oltre a questo c’è da considerare anche il calo dei consumi nei pubblici esercizi: -3,2% nel 2013 sull’intero 2012 e -1,4 % solo nei primi sei mesi di quest’anno. Si tratta di pranzi e colazioni venuti a mancare a causa delle ristrettezze economiche delle famiglie. Un calo di fronte al quale le spese di gestione, tra costi energetici e del personale, sono aumentate. E così pure le difficoltà nel far quadrare i bilanci. Mettendoci nei panni degli operatori, ci pare che la scelta di chiudere 10 o 15 giorni, oltre che meritato periodo di riposo, risulta quasi obbligata».

Ma la speranza è sempre l'ultima a morire, recita un vecchio adagio. «Incertezze economiche e meteo – continua Confesercenti – hanno rallentato l’esodo dalla città, e le imprese si sono adeguate.

Sono le motivazioni economiche, infatti, a pesare più di tutte le altre. Va considerato che nei primi sei mesi del 2014 a livello nazionale si sono persi circa 1,7 miliardi di consumi, cui si aggiunge la scomparsa sempre nello stesso periodo e sempre in ambito nazionale di oltre 20 mila attività nel commercio e nel turismo». Meglio sacrificare l'estate e le ferie, dunque, se la contropartita rischia di essere la chiusura definitiva. «Si rimane aperti d’estate – conclude l'associazione modenese – per non chiudere per sempre in autunno, quando assisteremo a un diluvio di balzelli, a partire da Tari e Tasi, che potrebbero trasformarsi in una vera e propria stangata per le imprese».

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