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«Da Roma agevolazioni beffa per i Comuni»

«Da Roma agevolazioni beffa per i Comuni»

Otto sindaci dell’Unione scrivono a Renzi: «Prima ci dà l’ok per usare i fondi, poi li rivuole raddoppiati»

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Dalle speranze concesse dal Governo Renzi, con finestre di spese libere dal Patto di Stabilità e fondi extra per i Comuni, alla delusione per le norme per accedervi. Così gli 8 sindaci dell'Unione Terre di Castelli scrivono a Roma. Si tratta di una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al presidente della Conferenza Stato-Città Angelino Alfano e al presidente dell'Anci Piero Fassino. «La legge di stabilità - si legge nella lettera - ha introdotto uno spazio esente dalla contabilizzazione del Patto di Stabilità per i pagamenti in conto capitale entro il 30 giugno: un provvedimento accolto con sollievo dai Comuni, che ha permesso di pagare molti fornitori». Ma è qui che arriva la beffa da Roma perché, continuano i primi cittadini, «solo alla fine di luglio, quindi a giochi fatti, la Ragioneria generale dello Stato ha comunicato che l'accesso a questa possibilità di pagamento avrebbe dovuto comportare pagamenti nel primo semestre pari almeno al doppio dello spazio concesso. Questa notizia ci è giunta del tutto inaspettata e, se confermata, stravolgerà tutto il piano degli interventi previsto, generando un aumento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti dei privati». Le proteste dei sindaci dell'Unione non si fermano qui, perché un capitolo della lettera riguarda il contributo ai Comuni di 625 milioni di euro e provenienti dalla ripartizione dell'Imu e della Tasi; ripartizione che alla fine, proseguono gli 8, «penalizza i Comuni medio-piccoli perchè finisce per concentrare le risorse sui Comuni che già avevano un livello di tassazione immobiliare massimo o vicino al massimo. Finiscono per beneficiarne principalmente le grandi città». Restano a bocca asciutta i Comuni, molti nella zona, che volutamente avevano tenuto le aliquote basse per andare incontro ai contribuenti, stretti nella morsa della crisi e di mille altre gabelle. «I nostri Comuni - dicono i sindaci - non avranno un centesimo da questo fondo pur avendo deliberato l'introduzione di agevolazioni sulla prima casa che ora si trovano in difficoltà a sostenere finanziariamente». La lettera dei sindaci si chiude con due richieste precise: «Al fine di evitare effetti gravemente lesivi per le nostre comunità, chiediamo con forza l'esclusione di tutti i pagamenti effettuati in conto capitale, per un ammontare pari allo spazio concesso ai sensi della legge di stabilità 2014 e che l'accesso al fondo Imu-Tasi sia consentito anche ai Comuni medio - piccoli che si sono impegnati nel limitare la pressione fiscale e hanno previsto detrazioni per l'abitazione principale; ciò tramite una revisione della ripartizione adottata o lo stanziamento di risorse aggiuntive».

Andrea Minghelli

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