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furto del guercino

Il parroco: «Uno dei ladri si è nascosto all’interno»

Il parroco: «Uno dei ladri si è nascosto all’interno»

Don Gianni Gherardi: «Me ne sono accorto per caso passando: la porta era aperta Il Vicario generale: «L’allarme c’è ma è stato è spento perché è troppo costoso»

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Don Gianni Gherardi torna davanti a San Vincenzo intorno alle 15, mentre la Scientifica della Questura di Modena è nel pieno dei rilievi a caccia di tracce che però non si trovano. Un furto sconcertante compiuto da ladri professionisti, non c’è dubbio, ma restano gli interrogativi su come sia stato possibile. Don Gianni, reduce da una rapina nella canonica in San Biagio (ma i fatti sono separati), è anche il parroco di San Vincenzo ed è stato proprio lui, per caso, a scoprire l’accaduto.

«Sono passato alle 11 di questa mattina (ieri, ndr). Ero in auto e tornavo dall’anagrafe dove ho rifatto la carta di identità che il rapinatore si è portato via con il portafoglio - spiega il sacerdote - e ho visto la porta aperta su corso Canal Grande. Un fatto insolito. Così mi sono fermato, ho controllato e ho scoperto che non c’era più il quadro del Guercino». Subito, ha chiamato il 113.

«È il quadro più prezioso che abbiamo ed era appena tornato dalla mostra alla Venaria di Torino dedicata all’arte emiliana dopo il terremoto del 2012. Era anche in catalogo, con un’ottima riproduzione».

Ma come possono aver agito i ladri? Don Gianni ha un’idea: «Secondo me uno di loro si è chiuso dentro durante la messa domenicale. Dopo la chiusura, domenica pomeriggio, in chiesa non si può più accedere. Lo dico perché in San Vincenzo non si entra in altro modo: è chiusa dall’interno; i portoni non si aprono dall’esterno. Si aprono solo se si tolgono i catenacci interni». Infatti, non sono stati trovati segni di effrazione.

Insomma, si può supporre, secondo il sacerdote che uno della banda si sia nascosto in uno spazio poco visibile aspettando la chiusura dopo al messa di domenica e poi abbia aperto di notte ai complici che hanno eseguito il colpo.

Secondo don Gianni, non si tratta di ladri sprovveduti: «Sono sicuramente professionisti. Non si è trattato di un furtarello. Non hanno rubato una piccola opera. Sapevano cosa cercavano. Si tratta di un’opera di grande valore non solo religioso e per la comunità ecclesiastica, ma per l’intera città. È sempre stata dentro questa chiesa fin dall’origine; chiesa che è un monumento».

Anche sul colpo don Gianni ha elaborato un’ipotesi piuttosto verosimile: «Secondo me sono usciti dalla porta principale di notte. Li aspettava un camion. Lo so perché per riportare il quadro in chiesa dopo la mostra alla Vanaria è stato necessario un camion con ben quattro uomini. Non è una cosa che si improvvisa». È un periodo difficile per il parroco di San Biagio e San Vincenzo: martedì scorso è stato rapinato da un balordo dentro la canonica di San Biagio. Con un coltello puntato verso la gola è stato costretto a consegnare il portafoglio con 200 euro.

Come ha puntualizzato il vicario generale dell'Arcidiocesi monsignor Giacomo Morandi: «In realtà l'allarme in Parrocchia c'era, solo che era inattivo. Era stato allestito su finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, mi ha spiegato il parroco, ma aveva alti costi di gestione e una volta cessati i finanziamenti è stato spento. È davvero difficile assicurare una tutela a tutto il nostro patrimonio artistico».

«Quel quadro ha avuto grande pubblicità - ha detto ancora monsignor Morandi - dall'esposizione alla Venaria Reale. Forse ha attratto qualcuno. Mi auguro che chi lo ha rubato si ravveda. Non solo è un quadro ingestibile per la notorietà. Devono rendersi conto del danno fatto alla comunità».

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