Gazzetta di Modena

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COLPO GROSSO IN CANAL GRANDE

Modena, rubato in S. Vincenzo quadro del Guercino. L'allarme era inattivo

di Carlo Gregori
Modena, rubato in S. Vincenzo quadro del Guercino. L'allarme era inattivo

Colpo grosso tra domenica e lunedì: i ladri hanno staccato la tela di tre metri e l’hanno trasportata in Canal Grande. Allarme spento, solo ieri la scoperta

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È il colpo più clamoroso degli ultimi vent’anni nel campo delle opere d’arte. Dai tempi dell’assalto di Felice Maniero alla Galleria Estense nessuna banda si era avventurata in un’impresa del genere: rubare in chiesa una tela di grandi dimensioni portandola all’esterno in una strada di grande passaggio. Il bottino è una tela del Guercino, la “Madonna e il Bambino con i Santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo” da sempre conservata nella cappella a sinistra dell’ingresso di San Vincenzo, il Pantheon degli Estensi, la chiesa di corso Canal Grande accanto al Tribunale e alla Procura.

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Un’opera del maestro centese del 1629-30 di valore inestimabile, riprodotta in innumerevoli cataloghi, dunque invendibile anche sul mercato nero. Un’opera di grandi dimensioni (senza cornice di 293x194 cm; con cornice di 332x230 cm) che rappresenta la composizione di un gruppo che con movimento ascensionale sale dai due santi alla Madonna con il Bambino. Tela che ipoteticamente potrebbe essere valutata cinque o sei milioni di euro, secondo Vittorio Sgarbi, ma che ora non vale nulla perché “non piazzabile”. A meno che qualche collezionista non abbia commissionato il furto.

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Si suppone che il colpo sia stato compiuto nella notte tra domenica e lunedì. Tuttavia, la scoperta è stata fatta solo ieri mattina dal parroco di San Biagio, don Gianni Gherardi (responsabile anche di San Vincenzo). Verso le 11 passando per caso ha notato la porta aperta. Ha avvisato il 113 e poco dopo è arrivata la prima pattuglia della Squadra volante. Poco dopo altre due auto con gli agenti e intorno alle 12 gli esperti della Scientifica che per ore hanno controllato e preso rilievi in tutta la chiesa, intorno al portone principale e anche al portone della canonica in via Gherarda.

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Ma finora non pare emergere alcuna traccia, come ha confermato anche il sostituto procuratore Claudia Ferretti al termine del sopralluogo. Altro elemento misterioso: nessun segno di effrazione su serrature e portoni. I ladri erano in possesso delle chiavi, forse. Ma molto più probabilmente uno di loro si era fatto chiudere all’interno dopo la messa domenicale. Infatti San Vincenzo, dopo il terremoto del 2012, resta sempre chiusa salvo che per la messa domenicale di mezzogiorno. È probabilmente in quell’occasione che il ladro si è nascosto aspettando che tutti i fedeli uscissero e il sagrestano chiudesse i portoni dall’interno.

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Come sottolineato dalla polizia e dal magistrato, infatti, l’ipotesi è che il ladro abbia sfilato i catenacci interni spalancando ai complici i portoni su Canal Grande. La banda ha poi staccato la grande tela dalla cornice e poi l’ha fatta uscire tenendola in tensione, perché - come spiegato ieri da esperti e investigatori - arrotolarla o anche piegarla leggermente poteva procurare un grave danno alla pittura su olio. Per portarla via, i ladri l’hanno dunque fatta uscire niente meno che su Canal Grande caricandola su un camion. Più improbabile che siano usciti dal portone della canonica di via Gherarda: è stretto e davanti ha una pedana rialzata con una ringhiera alta che avrebbe reso molto complesse le manovre per fare uscire una tela di queste dimensioni.

Sono ipotesi, certo, ma abbastanza fondate per avviare un’indagine a tutto campo alla quale da ieri pomeriggio collaborano anche i super-esperti in furti d’arte del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri.

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Un capitolo a parte è poi legato alla genesi del furto. Le indagini non trascurano il fatto che il 10 luglio scorso l’opera fosse tornata nella cappella della chiesa dopo mesi di esposizione alla Veneria Reale di Torino per la grande mostra dedicata alla pittura emiliana del Cinque e Seicento intitolata “Splendori delle corti italiane: gli Este”. Il quadro del Guercino era anche nel catalogo. È possibile che ci siano stati sopralluoghi e che i ladri abbiamo facilmente scoperto che in San Vincenzo come in Canal Grande non ci sono sistemi attivi di videosorveglianza: potevano agire indisturbati. L’assenza di tracce (ma i rilievi non sono completati) indica che si tratta di professionisti capaci di prendere tutte le precauzioni per evitare di essere identificati. Infine, resta il vantaggio temporale che hanno accumulato tra il colpo e la sua scoperta: più di tre giorni. Si tratta di un tempo sufficiente per nascondere con tutta comodità la tela oppure per tentare di portarla al committente del furto criminale, forse all’estero. «L’indagine è appena cominciata - ha spiegato il pm Ferretti - è possibile che qualcuno della banda si sia nascosto all’interno dopo la messa; confermo che non ci sono segni di scasso o di effrazione. Aspettiamo la Scientifica».

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