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«Guercino preso da professionisti Hanno agito su commissione»

di Saverio Cioce
«Guercino preso da professionisti Hanno agito su commissione»

Polizia e carabinieri: «Colpo di alto livello effettuato da un commando numeroso e preparato» Indagine difficile: si lavora su filmati delle telecamere e tabulati telefonici. L’opera non era assicurata

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«Un furto di alto livello, una banda specializzata e con parecchi elementi coordinati tra loro che sapevano cosa volevano e come prenderlo, trafugarlo, nasconderlo. Di fronte a un furto di questa entità si è certi solo che si tratta di professionisti legati in qualche modo al mondo sommerso dei traffici clandestini di oggetti d’arte. Non mi stupirei che a Modena tra preparazione ed esecuzione del furto siano state impegnate una decina di persone».

Sono queste le prime valutazioni del procuratore aggiunto Lucia Musti, che da mercoledì pomeriggio coordina le prime fasi dell’inchiesta sul furto della pala del Guercino. Poche parole per varie ipotesi .

Comunque l’identikit sostanziale degli autori del colpo è questo. Più che un’immagine in bianco e nero con nomi e cognomi sembra una foto in grigio, sfocata come quelle che sono al vaglio di polizia e carabinieri, alle prese con i fotogrammi degli impianti di sorveglianza. Per accelerare le indagini se le sono divise a metà tra Polizia e Carabinieri per esaminarle una a una.

I tre giorni trascorsi dal trafugamento del dipinto alla scoperta di quanto è avvenuto hanno dato un grosso vantaggio ai malviventi; questi ultimi dal canto loro non hanno trascurato nessuna precauzione per non essere identificati. Nella chiesa di S.Vincenzo in corso Canal Grande non hanno lasciato nessuna impronta, hanno usato i guanti in lattice come i chirurghi. Gli uomini della Polizia Scientifica hanno setacciato gli accessi e i punti dove sono stati forzati gli agganci che tenevano il grande dipinto ancorato al muro: nulla di nulla, nessun indizio.

La tela di oltre di sette, otto metri quadrati sembra essersi involata senza lasciar traccia.

L’ufficio al primo piano della Procura dove il magistrato coordina il lavoro degli inquirenti è la war room dove vengono pianificate le mosse per restringere il campo delle indagini. Ieri un primo vertice tra forze dell’ordine, magistrati ed esperti della Soprintendenza per fare il punto della situazione ma nessuna indiscrezione.

Poche anche le conferme. La tecnica del colpo innanzitutto. Paiono non esserci dubbi sul fatto che uno della banda sia entrato domenica in chiesa assieme agli altri fedeli per la messa e poi si sia nascosto in qualche locale adiacente, restando dentro sino a notte inoltrata, prima di contattare i complici a cui ha aperto da dentro la porta.

Per questo verranno controllati accuratamente i tabulati telefonici, sperando di trovare una traccia nell’etere delle comunicazioni dei banditi. Ma se questi ultimi avessero usato radio ricetrasmittenti anche questa pista si rivelerebbe improduttiva. E lo stesso se avessero usato altri sistemi già concordati di segnali per evitare contatti elettronici.

Sul tavolo della Musti i primi rapporti, la denuncia del parroco don Gianni Gherardi, un atto dovuto per formalizzare la notizia di reato. E poi tanti appunti che sono il contrappasso delle telefonate che arrivano da ogni parte. Un furto così clamoroso e a fianco del tribunale, nella strada più centrale di Modena, è anche uno sberleffo al sistema di sicurezza delle forze dell’ordine. Ma la Musti preferisce non intervenire su questo punto. Nelle poche, misurate parole che concede per commentare i primi passaggi delle indagini preferisce concentrarsi sulle ipotesi di reato.

«Procederemo - dice - per concorso in furto pluriaggravato con tutte le aggravanti del caso, visto che si trattava di un’opera esposta al pubblico. Per opere d’arte di questo livello si tratta sempre di professionisti di alto livello. Quello che non è chiaro, al momento, è il mandante di un furto così importante. Riscatto, vendita all’estero e simili sono operazioni molto rischiose, senza precedenti per opere di questo valore. Non è tanto il valore stimato dei 6 milioni a far riflettere quanto il fatto che è un’opera notissima».

Il questore Capocasa aggiunge un dettaglio importante: «Un dipinto di quelle dimensioni, anche con il telaio, può essere trasportato anche con un furgone e nascosto con facilità. Non mi sento di escludere che l’opera possa essere nascosta da qualche parte in attesa che si calmino le acque. Dobbiamo prepararci a lungo lavoro investigativo».

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