«Ma quali 6 milioni, l’opera non ha prezzo»
Il Soprintendente Casciu e i timori per l’integrità del dipinto: «Speriamo abbiano una coscienza»
«Cinque milioni? Sei? Allora perchè non venti... La realtà è che per quell’opera non c’è mercato perché è un quadro talmente importante e noto nel mondo che non può essere messo sul mercato perché si sa da dove viene e come è stato preso».
Stefano Casciu, Soprintendente dei Beni Storici e Artistici di Modena tiene a rettificare le stime nate da una dichiarazione di Vittorio Sgarbi. Lo fa in una pausa del suo lavoro di collaborazione alle indagini a fianco dei Carabinieri del nucleo di Tutela del Patrimonio e della Questura. Un quadro per il quale Casciu, come chiunque ami l’arte e la studi, ora teme per la sua integrità. «I pericoli ci sono - spiega - e sono inversamente proporzionali alla preparazione dei ladri. Meno sono preparati nel maneggiare opere di questo livello maggiore è il rischio che la tela riporti seri danni. E viceversa. Se si tratta di sprovveduti ecco quindi che potrebbero e, come dicevo ieri, è la mia preoccupazione maggiore pensare di tagliare la tela. Tagliarla dal telaio per arrotolarla e renderla così meno ingombrante. O, peggio, addirittura dividerla a pezzi». Per le sue dimensioni e per come è stata dipinta, si potrebbe prestare a ricavare quadri più piccoli. «Potrebbero illudersi di ricavare di più vendendo, che so, la parte con la Madonna, divisa da quella dei santi o, peggio ancora, gli angeli... Poi sarebbe da folli pensare di collocare la Madonna che è riconoscibilissima, a meno di canali clandestini. Quanto alla sua conservazione, questa opera deve essere maneggiata con cura e tenuta in condizioni di scarsa umidità altrimenti verrà inevitabilmente danneggiata».
Quanto alle ipotesi sugli autori, Casciu preferisce non sbilanciarsi. «Se ne possono fare tante, anche fantascientifiche, a priori non si può escludere nulla. Per assurdo se si trattasse di criminali con obiettivi di riscatto forse si potrebbe essere più tranquilli sulla tutela dell’opera: per loro è un investimento». Nel complesso il Soprintendente preferisce dirsi ottimista. «Il mancato taglio della tela dal telaio lascia sperare che i l quadro possa riportare meno danni. Lo stesso arrotolamento, va fatto con una particolare tecnica, che i restauratori ben conoscono: colore all’esterno e un rullo con diametro particolare. Insomma non è un poster. In definitiva io auspico che questi malviventi abbiano a cuore l’arte e si facciano guidare da un barlume di coscienza».
Casciu, invece, preferisce evitare di entrare nelle polemiche di questi giorni sull’allarme inattivo e la vigilanza sull’opera. Tiene però a precisare che «L’opera è di proprietà della parrocchia di San Biagio (Arcidiocesi di Modena-Nonantola), che è proprietaria anche dell'edificio religioso, ed è quindi responsabile della loro custodia». Infine torna sulle quotazioni ipotetiche del quadro invitando a non parlare di cifre ma di «opera che non ha prezzo perché di fatto è invendibile. «Si tratta di un dipinto notissimo e studiato, molte volte pubblicato tra le opere più importanti del Guercino e fotografato. Il suo esatto valore commerciale non può essere quantificato, è un'opera fuori mercato che non può essere - in nessuna forma, nemmeno parziale - piazzata con facilità, sia pure illecitamente, né presso privati né tantomeno presso istituti museali italiani o stranieri.»
Andrea Marini
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