Gazzetta di Modena

Modena

UNA FOTO, UNA STORIA

Francesco, l’erede dei campanari

Laura Solieri
Francesco, l’erede dei campanari

A 9 anni ha iniziato a suonare nella chiesa di Viadagola. Oggi, a 33, fa concerti in tutta la provincia

3 MINUTI DI LETTURA





BOMPORTO Il suono delle campane, anche se forse non ci facciamo più caso, accompagna da sempre la nostra quotidianità. Scriveva J. Huizinga: “Le campane erano nella vita giornaliera come buoni spiriti ammonitori che, con voce ben nota, annunziavano ora il lutto, ora la gioia, ora il riposo e ora l'agitazione, ora chiamavano a raccolta e ora esortavano...”.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.9777503:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/francesco-malagoli-l-erede-dei-campanari/34059/34267]]

Saper suonare le campane è un'arte, sconosciuta ai più, che qualcuno cerca ancora di approfondire e coltivare in evidente ma non polemica controtendenza con la musica sempre più elettronica dei nostri tempi. Oggi la nostra rubrica incontra Francesco Malagoli, 33 anni, di Bomporto, che a nove anni ha iniziato a suonare le campane. Grazie all'insegnamento di un anziano campanaro, uno dei decani dei campanari della provincia di Bologna, Valentino Bianconi, ho iniziato a suonare con le campane della chiesa di Viadagola di Granarolo. «Successivamente - spiega Francesco mostrandoci le foto che lo ritraggono mentre suona le campane in occasione di diversi eventi in giro per la nostra provincia - ho proseguito a Carpi grazie a Enzo Losi, fondatore dell'associazione “Le corde di bronzo” nata con lo scopo di tramandare il suono della campane ai giovani».

A Carpi, Francesco frequenta la piccola scuola per campanari fondata da Losi, esercitandosi con un modellino di concerto di campane: «Enzo aveva trovato il sistema per insegnarci la musica grazie a una scrittura del suono fatta di numeri e accenti e di volta in volta ci insegnava un'allegrezza nuova: questo è il gergo tecnico delle suonate a scampanio che è il sistema del suono a festa della nostra zona, sistema che permette a un solo campanaro di suonare un intero concerto». Il concerto classico del Modenese è formato da quattro campane, nel Reggiano da cinque, nel Bolognese da sei. Nel secolo scorso, la difficoltà di trovare campane piccole per i modellini di concerto su cui gli allievi si esercitavano, ha portato, a livello didattico, a trovare soluzioni alternative come l'utilizzo di vasi da fiori al cui interno venivano posti un battacchio di legno oppure dei tubi.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.9777405:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2014/08/18/fotogalleria/una-foto-una-storia-l-erede-dei-campanari-1.9777405]]

«Il mio primo concertino ad uso didattico, ad esempio, era fatto di tubi. La sede dell'associazione di cui faccio parte - prosegue Malagoli - è ubicata presso la Torre della Sagra di Carpi, uno dei pochi campanili della Bassa non lesionato dal sisma del 2012, sul quale abbiamo fatto l'ultimo concerto in grande di campane nel giugno del 2013, in occasione della Beatificazione di Odoardo Focherini in Piazza Martiri. Il sisma - conclude il giovane campanaro - ha inferto un colpo grave al suono delle campane perché quasi tutti i campanili della Bassa sono risultati lesionati e questo ha fatto tacere per diversi mesi le campane di molti comuni, salvo poi la riemersione, prima attraverso impianti di amplificazione poi attraverso il recupero, del suono delle vere e proprie campane ma tuttora il patrimonio dei campanili risulta purtroppo in uno stato precario».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google