Se il chiostro della Delfini diventa una “fumeria”
Dalle finestre della biblioteca non è difficile notare gruppetti che consumano Alcune segnalazioni: «Giovani di buona famiglia vendono pure piccole quantità»
Non è propriamente uno dei luoghi storici dello spaccio in città; ma, in fondo, si tratta di un piccolo “segreto di Pulcinella”. Che il chiostro della biblioteca Delfini sia da un po’ di tempo ritrovo per lo smercio e il consumo di droga non è certo una novità. Il cortile interno del Palazzo Santa Margherita si è infatti trasformato in un luogo di incontro per la vendita e la fruizione di piccoli quantitativi di droghe - per lo più leggere, in prevalenza marijuana ed hascisc. Non si tratterebbe di una piazza di spaccio “all’ingrosso” (con personaggi stabili a controllare e a dirigere un traffico di corrieri in bicicletta e relativo via vai di clienti): al momento, la zona non sembra essere controllata da una banda in particolare. I pusher, chi insomma ha qualcosa da “diffondere”, in prevalenza giovani studenti, si rifornirebbero un po’ più in la, verso i Giardini pubblici, il “triangolo” Ducali, via Muzzioli e via Poletti controllato dai gruppi di giovani ghanesi.
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La maggior parte, poi, si limita a consumare o, al massimo, ad effettuare poche vendite al dettaglio. Tra le tante segnalazioni arrivate in questi giorni al nostro giornale nell’ambito della campagna per la mappatura dello spaccio in città, però, qualcuno invita a non sottovalutare il fenomeno. «Spacciare in Biblioteca dovrebbe essere un controsenso, invece il chiostro si rivela un ottimo bacino d'utenza: tutti i pomeriggi, specie sul tardi, davanti alle finestre della cosidetta zona bambini, spacciano e fumano allegramente, “presidiando” la zona».
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L’“ottimo bacino d'utenza” a cui il lettore fa riferimento è rappresentato dalle decine di studenti - minorenni e non - che quotidianamente affollano la biblioteca. Clienti facili per gli spacciatori - «italiani di buona famiglia», stando a quanto riportato dalle testimonianze. «Il tutto senza telecamere, ed in barba a chi dovrebbe controllare il chiostro». Si perché «ovviamente - aggiunge una delle segnalazioni - quando la polizia viene, lo fa in modo lento, in divisa».
Lasciando a spacciatori e semplici avventori il tempo di nascondere la merce e di allontanarsi. Il risultato? «Nelle giornate più “ricche” - spiega un altro lettore - la “nebbia al profumo di rosmarino” invade tutta la struttura. Possibile che a nessuno importi?». Più raramente, poi, lo stesso odore viene riconosciuto
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Non è la prima volta che la Delfini e l’area immediatamente limitrofa è interessata dallo spaccio di droga. Tempo addietro, infatti, lo spaccio era concentrato in via Goldoni, mentre più recentemente gli spacciatori avevano scelto le panchine di corso Canal Grande come punto d’appoggio.
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