«Accolto da eroe in Alaska sulle orme dello zio Felix»
Fanano. Il pronipote di Pedroni racconta: «Io protagonista delle celebrazioni» In automobile e in nave ha ripercorso le tappe dell’antenato cercatore d’oro
FANANO. Una frase attribuita ad Andy Warhol recita che tutti, prima o poi, avranno un quarto d'ora di celebrità. Adriano Pedroni, discendente diretto di Felice Pedroni, il fananese protagonista della corsa all'oro in Alaska, fondatore della città di Fairbanks e interprete di una vita più ricca di episodi della miglior sceneggiatura di un film holliwoodiano, è la prova che il genio della pop art aveva ragione.
Un viaggio sulle tracce dell'avo, infatti, si è trasformato in un vero e inatteso trionfo per il riservato Adriano, ritrovatosi uomo del giorno durante il “Pedro Day”, la giornata che ogni anno a luglio ricorda la fondazione di Fairbanks e interamente dedicata a Felix Pedro, come là è chiamato il grande emigrante partito da Trignano di Fanano (ai festeggiamenti aveva partecipato anche il fotografo Giò Barbieri, di cui la Gazzetta ha ospitato racconto e reportage).
«Non mi sarei mai aspettato di ricevere un'accoglienza simile - confessa ancora emozionato e commosso - Per loro Felice è una figura fondamentale, il fondatore della città e fa parte della loro storia e delle loro tradizioni alle quali, come in tutti gli Stati Uniti, sono legatissimi. Da quando, nel 2002, fu formalizzato il gemellaggio fra Fanano e Fairbans, ho sempre avuto il desiderio di ripercorrere le tracce di Felice. Mio bisnonno Fabiano era suo fratello e ho sempre sentito forte il legame di parentela. Certo, quando sono partito niente mi faceva supporre quello che poi è successo».
Ma cosa è successo di tanto straordinario?
«Tutto è stato straordinario. Per loro Felice è un mito e non esagero se dico che essersi ritrovati di fronte un discendente diretto li ha fatti sentire come se lui fosse davvero presente. È stata una centrifuga di emozioni: il ricevimento dal sindaco John Eberhart, l'incontro con l'associazione delle donne cercatrici d'oro e quelli con i tanti che ancora scandagliano il Pedro Creek, il ruscello dove Felice scoprì l'oro e dove tuttora il metallo prezioso si trova. In particolare ricordo l'incontro con un cercatore, zoppo e vestito come nei film, che mi ha donato un sacchettino di piccole pepite e di filamenti d'oro. Insomma se per loro Felix Pedro è un eroe e per un giorno lo sono stato anch'io. Mi hanno fatto aprire la parata del “Pedro Day”, su un auto bianca con un striscione che recitava: “Il pronipote di Felix Pedro”. Emozioni uniche, come quella di ascoltare il nostro inno nazionale in una terra così lontana o come la visita al Pedro Creek, dove c'è un monumento dedicato a Felice, così come ce n'è uno di fronte al Municipio, donato da Fanano in occasione del gemellaggio».
Ma non ci sono state soltanto le forti impressioni di Fairbanks nel viaggio nella memoria di Adriano Pedroni.
«Abbiamo ripercorso tutto il tragitto di Felice, in parte in automobile, in parte in nave. In particolare mi sono rimaste impresse nella mente Dawson City, la città a nord del Canada dove partì la prima grande corsa all'oro nella regione del Klondike, rimasta uguale ad allora, e le distanze. Noi le coprivamo in auto e dopo un po' quasi ti veniva a noia. I cercatori le coprivano a piedi: incredibile».
Frammenti di ricordi e di sensazioni che Adriano, che nella vita fa il selezionatore delle forme di Parmigiano Reggiano, quello che è definito il “battitore”, per una nota ditta del settore, ha condiviso con alcuni compagni d'avventura: «Il viaggio completo lo abbiamo compiuto in cinque: io, una coppia di Verona e un turista milanese, oltre alla nostra preziosissima guida, Daniele Tonani dell'agenzia Focus Himalaya Travel. Lui ha vissuto molti anni negli States ed è esperto nell'organizzazione di viaggi estremi. Io, poi, non parlo inglese e senza il suo aiuto e la sua esperienza sarebbe stato impossibile. I giorni passati insieme sono stati bellissimi e sono nati dei grandi rapporti di amicizia».
Ora rimane il desiderio di tornare... «Sì, anche se so che quello che ho provato e che mi ha lasciato questa esperienza sarà irripetibile».
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