Tre giovani volontari modenesi si ammalano di malaria in Ciad
Due diciannovenni sono ancora presso la missione di Abéché nel nord est dello stato centraficano La 23enne E.S. stava già rientrando ed è stata bloccata ad Istanbul per motivi precauzionali
I ragazzi di San Faustino si erano preparati per quasi un anno per poter finalmente svolgere le loro vacanze missionarie, alcune settimane da trascorrere nel cuore dell’Africa, nel Ciad, ospiti dei padri Comboniani.
La loro avventura, una esperienza che lascia un segno indelebile nell’animo di chi la vive, ha avuto un finale burrascoso, almeno per tre di loro. Per una ragazza, in particolare, il suo viaggio si è trasformato in un caso di portata mondiale, che ha mobilitato diplomazie turche, italiane ed europee e messo in allarme tutti gli organi sanitari esistenti che sorvegliano il diffondersi dell’epidemia di Ebola.
Ma l’Ebola non c’entra per nulla. Tutta colpa della malaria, tutta colpa di quella maledetta zanzara che inietta il plasmodio e che fa venire un febbrone da cavallo in chi viene infettato.
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Due diciannovenni della spedizione modenese sono tuttora in Ciad e stanno combattendo, a suon di brividi e di medicinali, la malaria, la malattia più diffusa al mondo. L’altra giovane, E.S., di 23 anni, è in quarantena ad Istanbul perchè, già colpita da malaria, ha avuto una forte crisi, con tremori, vomito e febbre altissima, proprio in aereo. E questo ha creato il panico generale tant’è che il velivolo è stato praticamente costretto, per precauzione, a fare uno scalo inatteso nella capitale turca. La 23enne modenese è tuttora in ospedale, isolata, e si stanno facendo accertamenti per eliminare del tutto e definitivamente ogni sospetto. Gli altri due 19enni rientreranno a fine mese a Modena, con un altro piccolo contingente di compagni di viaggio. Le famiglie? Immaginatevi l’apprensione e gli ovvi timori: avere i propri figli ammalati a migliaia di chilometri di distanza, in una terra povera di mezzi e di aiuti, pur sempre nelle mani degli esperti missionari comboniani, non costituisce certo un quadro idilliaco per essere sereni. Se poi a tutto questo si aggiunge che siamo nel pieno dell’emergenza Ebola, del tam tam mediatico che informa di una epidemia che il mondo sta cercando in tutti i modi di debellare e quantomeno di limitarne la diffusione, ecco che i timori sono alle stelle. Per non creare alcun allarme, le famiglie hanno deciso di non esporsi, hanno scelto di non rilasciare commenti. Anche, si presume, per non creare involontariamente apprensione in altre famiglie che stanno vivendo esperienze simili.
Ma dove erano andati e perchè si trovavano in Africa centrale i nostri modenesi? Come ha spiegato il parroco di San Faustino don Alberto Zironi, «il nostri ragazzi , quelli che vogliono effettuare una esperienza dio vacanza-lavoro presso le missioni, si preparano a lungo prima di partire. È una iniziativa che nella nostra parrocchia viene effettuata da anni». La meta era il Ciad, più precisamente Abéché, nel nord-est, una città che ha la fama di essere una porta dell’oriente, perchè da qui passavano le carovane dei pellegrini diretti alla Mecca e che ora vede purtroppo il passaggio di profughi per la sua vicinanza con il Darfur del Sudan. In questa città di circa 100mila abitanti è attiva dal 1953 una missione fondata dai Gesuiti e ora, dall’anno scorso, passata ai missionari Comboniani. «Qui i ragazz i - ha proseguito il parroco - si adoperano in campi di lavoro a favore della popolazione locale, in ambito pediatrico-sanitario e in vari ambiti, istruzione e quant’altro. Un supporto concreto, di appoggio a progetti già in atto da parte della missione». Per questi motivi è una vacanza speciale, un tuffo nelle realtà e nelle culture differenti, antiche e nelle quali si viene a contato con emergenze “moderne”: povertà estreme e tante difficoltà.
Il gruppo dunque, composto da giovani che vanno dai 18 ai 27 anni, è stato preparato a lungo con una serie di incontri specifici sulla realtà locale e sulle difficoltà di quei luoghi. Ovviamente tutti i ragazzi erano vaccinati contro febbre gialla, avevano ad esempio preso anche le pastiglie contro il tifo, ma per combattere la malaria non esiste ancora un vaccino. È necessario seguire una profilassi con alcuni farmaci che però “coprono” solo in parte. L’importante è non essere punti proprio dall’anofele culex, la portarice del plasmodio. Quindi è opportuno indossare pantaloni lunghi e magliette a maniche lunghe, cospargersi di repellenti anti zanzare, dormire sotto zanzariere ben cosparse di Autan, prendere i pastiglioni consigliati da medici e Ausl che hanno vari effetti collaterali. I tre giovani sono stati sfortunati. La malaria, per quanto fastidiosa, passerà.
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