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Il “miracolo” di Beneverchio

di Alfonso Scibona
Il “miracolo” di Beneverchio

Pavullo. Una antichissima torre matildica è diventata un agriturismo speciale

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PAVULLO. Nell’estate che ancora una volta - complice anche la crisi economica - ha premiato la bontà delle buone cose fatte in casa e gli agriturismi che sanno unire qualità e fascino della struttura questa è una storia tutta da raccontare. «Sono nato a cinquecento metri da Beneverchio ed ho vissuto i miei primi anni affascinato dalle storie di elfi e fantasmi che si raccontavano su quella casa dei primi del 1100, nata come torre matildica di avvistamento. Mai avrei pensato che sarebbe diventata casa mia, poi anche la casa di tutto coloro che vogliono venirla a condividere, mangiando e dormendo sul posto...». A parlare così è Ornello Giusti, proprietario insieme alla sua compagna Claudia Ori dell'agriturismo “Beneverchio”, a due passi da Pavullo. La loro storia è legata a doppia mandata a quella della ristrutturazione della torre e della costruzione annessa. Quando hanno deciso di ristrutturare “Beneverchio” e farne la loro casa è successo qualcosa di straordinario.

«Ho perso l'equilibrio mentre ero sul tetto – racconta Ornello – ed aggrappandomi ad una delle sporgenze è saltato via un mattone: sotto c'era un quaderno pieno di ricette. Con Claudia abbiamo cominciato a leggere ed è scattata l'idea: fare di quel posto un ristorante, portare la gente a mangiare come avveniva un tempo, alla contadina».Per un laureato in sociologia di professione funzionario Inps ed un'impiegata nel ramo assicurativo è stata veramente un'avventura, che oggi raccontano con un particolare luccichio negli occhi.

«Al mattino Ornello andava a lavorare – ricorda Claudia – ed io, che sono stata a casa dal lavoro per prima, alla sera gli facevo trovare gli stati di avanzamento dei lavori: opere di muratura, idraulica, falegnameria, senza che ne avessi mai fatto. È' stata un’avventura, una sfida anche con noi stessi. Sì è stata davvero dura, durissima, soprattutto rispettare le regole imposta dalla Soprintendenza, che regolavano questa casa di quasi mille anni fa».

Oggi “Beneverchio” è una realtà che ha varcato i confini del territorio attorno a dove esiste. Ma la sua realtà, fatta davvero di cose buone, è stata contagiosa. «Più che la pubblicità sul posto – dice Ornello, attorniato anche dalla figlia Stella, che gioca con alcuni bambini figli dei clienti – è stato decisivo il passaparola e la vera bontà dei nostri prodotti. Prodotti semplici come le crescentine e le carni che arrivano davvero da zero chilometri, perchè produciamo il grano che poi lavoriamo, gli animali che poi vengono macellati, le uve e gli altri prodotti della terra e gli animali da fattoria». Quattro tipi di farine, alcune poverissime di glutini, carni e salumi fatti in casa, funghi “cinesi” coltivati a poche centinaia di metri dalla tavola ove vengono serviti e pasta fatta secondo le ricette di quel quaderno che davvero può essere definito “galeotto”. E se capitate d'autunno una sera, potrete trovare Ornello e Claudia, che vi accolgono vestiti con abiti antichi per completare, anche dal punto di vista estetico, il “ritorno al passato”.

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