Samorì cede azioni Bper per 4,4 milioni
Commenti svariati negli ambienti finanziari sul ritiro dal capitale della banca: è soltanto una mossa strategica?
Negli ambienti finanziari viene commentata in modi svariati la decisione dell’avvocato Gianpiero Samorì di vendere titoli di Banca Popolare dell’Emilia Romagna per la somma di 4,4 milioni di euro che di fatto può significare l’uscita dalla stessa Bper.
Una decisione che si affianca a quella relativa a Mediobanca, perchè anche in questo caso Samorì è giunto alla determinazione di vendere le proprie partecipazioni ritirandosi pure da questo importante investimento e dichiarando una significativa plusvalenza di 4,3 milioni.
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L’uscita così consistente dal capitale di Banca Popolare dell’Emilia Romagna fa immediatamente pensare alla decisione di desistere, quanto meno in questa fase, dai propositi di scalata al vertice dell’istituto di credito modenese, anche se c’è chi non manca di sottolineare che può soltanto trattarsi di una mossa strategica in attesa di tempi migliori per ripartire all’attacco.
Diventa facile collegare questa decisione alle più recenti dichiarazioni dello stesso Samorì, che in occasione dell’ultima assemblea primaverile di Bper ha voluto sottolineare che «con queste regole ogni ambizione di entrare nel consiglio direttivo diventa impossibile perché il board della banca altro non fa che prendere decisioni autoreferenziali e cambiare le regole del gioco in corsa al solo scopo di tutelare le proprie posizioni ed evitare l’esistenza di una autentica minoranza».
Gianpiero Samorì da qualche anno ha assunto il ruolo di leader della minoranza interna fra i soci della banca modenese a tratti con impulsi positivi per la dirigenza Bper, che ha adeguato alcune decisioni alle critiche e alle sollecitazioni dello stesso Samorì, a tratti invece con atteggiamenti caratterizzati da eccessi del tutto ingiustificati.
Oltre alla vendita delle azioni certificata dai bilanci presentati dalla holding controllata da Samorì a chiusura dell’esercizio 2013, si aggiungono altre cessioni di azioni rimanenti perfezionate in date successive e anche questo induce a ritenere che per il momento l’avvocato d’affari modenese abbia voluto soprassedere alla scalata verso i vertici della banca. Samorì ha viceversa mantenuto il controllo di altre partecipazioni in istituti di credito quali Veneto Banca per un valore approssimativo di 9 milioni e Banca Tercas (circa 15,5 milioni) che ha peraltro procurato guai giudiziari all’avvocato modenese con accuse anche pesanti. Samorì è titolare anche di partecipazioni importanti in Banca Marche e Caripe con valori di titoli obbligazionari che si aggirano sulla trentina di milioni di euro (15 per ciascuna banca).
Stefano Turcato
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