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La strada in salita dei negozianti

La strada in salita dei negozianti

C’è chi si arrende e si prepara a chiudere e chi resiste ma chiede aiuti concreti

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MIRANDOLA. L’atmosfera di allegria contagiosa che si respirava durante la “Notte Bianca” non ha fatto dimenticare ai commercianti una quotidianità fatta di sforzi, talvolta insormontabili. Il dopo sisma si presenta duro, durissimo, per gli esercenti che hanno deciso di ripartire scommettendo su Mirandola. Tanto da indurre alcuni negozianti a pensare di abbassare, definitivamente, la serranda. Loretta Severi parla con il cuore in mano quando racconta la sua passione per l’abbigliamento. Lei, esperta di moda con esperienza pluriennale, è titolare di una merceria che si trova nella Galleria del Popolo ed è con un dolore misto a disillusione che comunica di avere deciso la chiusura a fine anno. «Da settembre 2013 è iniziato un calo terribile nelle vendite – racconta Loretta, mentre sfoglia i libri contabili, che evidenziano una progressiva diminuzione negli incassi degli ultimi mesi – i guadagni sono scarsi e non c’è sbocco… Basti dire che sto usando la pensione per pagare le spese del negozio. Mi sono rivolta ai politici, ma ai loro proclami non credo più. Gli unici soldi che abbiamo per ripartire sono stati mille euro, la banca ce ne ha erogati 960 e, come ulteriore beffa, abbiamo dovuto includere questo contributo nella dichiarazione dei redditi. Per me, artigiana che ha iniziato in un piccolo negozio svariati anni e fa, e che ho voluto credere di nuovo in Mirandola, è una profonda delusione». Anche al Caffè la Fenice, in galleria, a pochi metri di distanza, non si nasconde come sia difficile condurre l’attività. «Abbiamo aperto nel settembre 2012, qui, in centro – spiega Susi Rinaldi, titolare – Con mio marito, abbiamo voluto scommettere su questo locale per offrire un servizio di aggregazione in centro. Noi abbiamo un’azienda di accessori per abbigliamento e bijoux, e quando c’è stato il terremoto è venuta l’idea di lanciarci anche in questo settore con La Fenice. Le serate come la Notte Bianca, indubbiamente, sono positive, ma, in generale, facciamo molta fatica». Il paese non si risolleva nemmeno secondo l’opinione di Rosanna Marchesi, del negozio di calzature Fruttieri, e Paola Donatelli Gasparini. «La crisi si fa certamente sentire. Le bancarelle del mercato non vendono più e anche noi fatichiamo – dice Rosanna – Senza contare gli affitti stratosferici che paghiamo: prima del sisma pagavo 1600 euro, mentre ora il canone è pari a 1400 per 100 metri di spazio vendita, più altri 100 metri quadri di magazzino. La Regione e, in generale, i politici, devono capire che l’emergenza è adesso e ora abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti». Federica Battaglia dell’omonima merceria sottolinea, invece, come «ci sia molta voglia di ripartire da parte dei commercianti, ma anche una crisi gravbissima con cui fare i conti. Qui, mancano le strutture che attraggono clienti in centro, come Comune, Posta… Le iniziative, come la “Notte Bianca”? Certo, fanno bene, ma fa male vedere il centro così spento durante le giornate ‘normali’». (s.a.)

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