Gazzetta di Modena

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Le “antiche orme” di Tagliole

di Andrea Ghiaroni
Le “antiche orme” di Tagliole

Andar per sentieri. Sesto percorso alla scoperta dell’Alta Valle del Frignano

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Oltre ai suggestivi sentieri che si possono percorrere sui crinali dell'Alta Valle di Tagliole nel territorio di Pievepelago, esiste un percorso particolare, l'itinerario faunistico ad anello all'interno del Parco del Frignano denominato “Le Antiche Orme”. Il nome dato al sentiero vuole rappresentare come in tempi antichi, questo servisse all'uomo e fosse usato per spostarsi da una borgata all'altra della vallata. Poi, con il passare del tempo e con il progresso, l'uomo ha abbandonato queste vie percorribili solamente a piedi, per usare le strade transitabili con mezzi più comodi. Le orme che prima erano umane, pian piano sono, quindi, diventate quelle degli animali.

Lungo il percorso (che si snoda interamente sulla traccia del sentiero Natura realizzato dall'Associazione “Montagna Nuova”) sono presenti tabelle in legno che permettono di riconoscere le specie floristiche più interessanti, oltre a fornire informazioni utili sulla fauna locale e sulle opere antropiche che si incontrano. Il sentiero parte da Tagliole (1148 metri) vicino a Pievepelago, per perlustrare la rete di sentieri che costituiva la rete viaria verso le borgate vicine e i campi e i boschi dove si andava a lavorare. Il percorso ripercorre, infatti, stradelli e sentieri che costituivano l'antica rete viaria che collegava l'abitato di Tagliole con le borgate circostanti e i campi e i boschi dove si svolgevano le attività lavorative su cui si reggeva l'economia di questa alta valle appenninica. Con la costruzione della più comoda strada comunale che collega Pievepelago al Lago Santo passando per Tagliole, tali percorsi sono stati abbandonati, così come molte borgate e case isolate che non si trovano più inserite nella rete viaria principale. Questi ambienti dove meno si fa sentire la presenza dell'uomo sono diventati dominio della fauna selvatica. Il percorso passa Cà di Micheletto (1063 metri), Cà Bottega e Cà Mordini (1187 metri) per poi rientrare al punto di partenza. In prossimità della borgata di Casa Bottega, dove un tempo risiedeva una famiglia di famosi falegnami, si trova un edificio in pietra arenaria chiamato Le Grazie. Lungo questo tratto sono evidenti le opere dell'uomo atte a rendere coltivabile la zona, radure disboscate, terrazzamenti con muretti a secco, stradelli lastricati sono gli interventi più evidenti. Proseguendo nel percorso, si arriva a Cà Mordini, piccolo borgo ancora abitato con una Cappella intitolata alla Madonna del Montenero ed un olmo plurisecolare di quasi 700 anni. Attraverso una piccola deviazione, da Cà Mordini si può raggiungere la Fonte della Giovinezza (fontana in sasso suggestivamente ambientata). Nel tratto del ritorno, oltrepassati i boschi di faggio, c'è un significativo punto panoramico sulla valle delle Tagliole e il Monte Modino, con le sue caratteristiche stratificazioni rocciose dovute all'alternarsi d'arenarie e argille. Proseguendo sul sentiero, si trova Casa Castai, un'antica borgata parzialmente ristrutturata in cui sembra che abitassero dei fabbricanti di cassette. Nei pressi di Casa Castai, si trova la Fornace, dove un tempo veniva prodotta la calcina necessaria per le opere murarie, principalmente costituite dalla pietra arenaria. L'itinerario si chiude a Tagliole, la piccola frazione che deriva il suo nome dal latino "taleolae", che significa taglio delle piante. La zona era, infatti, ricoperta da boschi di faggio, successivamente tagliati sia per produrre legname che per lasciare posto a terreni agricoli.

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