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Ecco il marchio “prodotto in montagna”

di Andrea MInghelli
Ecco il marchio “prodotto in montagna”

Al pari di un Igp e di una Dop la dicitura potrà contraddistinguere l’eccellenza delle specialità del nostro Appennino

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Per i prodotti dell'Appennino arriva la dicitura “Prodotto di Montagna”, al pari di un Igp e di una Dop servirà per contraddistinguere l'eccellenza delle specialità montane e dare redditività ai produttori. Nelle scorse settimane infatti l'Unione Europea ha approvato questa dicitura che ora potrà essere usata liberamente dai produttori appenninici. Un'opportunità per i produttori, ma anche per i consumatori così in grado di scegliere i prodotti migliori. «Già nel 2004, anno internazionale della montagna, l'Italia prevedeva una dizione simile e ora finalmente è arrivato anche il via libera da parte dell'Europa», spiega Gian Domenico Tomei, ora sindaco del Comune di Polinago e in precedenza assessore provinciale all'Agricoltura. Proprio per questa sua esperienza nl campo Tomei fa un po' da capofila per portare quest'interessante novità nell'Appennino Modenese. «Fare agricoltura in montagna - riprende Tomei - costa di più, gli agricoltori affrontano spese maggiori che i colleghi in pianura o in collina. Così, per coprire queste spese maggiori serve spuntare un prezzo un po' più alto che gli altri. Ma se il mercato di vendita dei prodotti di montagna e di quello di pianura è lo stesso, come ci più essere un prezzo maggiore?». Il termine “Prodotto di Montagna” cerca di fare questo: creare un nuovo mercato per questo tipo di prodotti e al contempo rilanciare i territori.

«L'Unione Europea - continua l'ex assessore provinciale all'Agricoltura - non stabilisce in questo caso procedure particolari, né disciplinari di produzione. È semplicemente una dizione, una frase da mettere sull'etichetta in aggiunta ad eventuali altri marchi o denominazioni come Dop, Igp e Docg, così ad esempio ci potrà essere un prodotto Dop e uno Dop ma “di montagna”. La nuova dizione riflette come un prodotto di montagna sia percepito dal consumatore come di qualità più alta e di maggiore salubrità rispetto agli omologhi delle quote più basse e come solo riconoscendogli qual qualcosa in più in termini di prezzo ci può essere redditività». Per poter usare questa nuova etichetta è sufficiente, attraverso un'autocertificazione, che la produzione avvenga in montagna, ossia all'interno di uno dei Comuni montani individuati dalla Regione. Facile quindi a farsi per i primi prodotti come frutta, verdura e così via, un po' meno per i prodotti trasformati. Qui interviene la “filiera garantita”: tutti i singoli ingredienti devono essere di montagna, mentre per la carne è l'alimentazione degli animali che deve essere di montagna e devono essere garantiti dei tempi di permanenza degli animali in montagna, mentre la trasformazione finale deve avvenire entro 30 chilometri. «L'assessore regionale all'Agricoltura Rabboni - chiude Tomei - si è impegnato per la commercializzazione di questo marchio e per la promozione nella grande distribuzione, anche se sono convinto che avrà più successo se sfruttato localmente, con delle filiere, penso ad esempio al ristorane che propone un menù interamente 'di montagna».

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