«Io, artista per i bambini cresciuto a Stanlio e Ollio»
Tiziano Medici, 60 anni, reduce dalla convention mondiale dei fan dei due comici Nel 1992 fu tra i fondatori, con Graziano Giovenzana, della “Tenda” modenese
Quando li vide per la prima volta in televisione rimase affascinato. Oggi, a 60 anni, Tiziano Medici continua a vedere e rivedere tutti i film di Stanlio e Ollio, di cui ha imparato persino le battute, oltre a conoscere a memoria i titoli dei film e persino i nomi degli attori che hanno accompagnato i due comici nelle varie pellicole. «Per me sono dei miti, vere e proprie figure di riferimento» spiega, mentre mette sul tavolo le fotografie di una militanza ventennale per "I figli del Deserto", un'associazione nata nel 1965 a New York e che raggruppa nel mondo tutti gli appassionati di Stan laurel e Oliver Hardy. Una sorta di fan club, come ce ne sono per i Elvis Presley, i Beatles, la saga dei film di Guerre Stellari.
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Ma per i supporter dei due attori quelle figurette con la bombetta, un po’ timidi e molto pasticcioni, sono i simboli di un'umanità che cerca di vivere senza dar fastidio a nessuno, sopravvivendo alle catastrofi della stupidità. E Medici non fa eccezione; l'attrazione fatale nei confronti del mondo di Stanlio e Ollio è incondizionata e poche settimane fa lo ha spinto sino a Los Angeles, per il raduno mondiale dei "Figli del Deserto" che si tiene ogni due anni. Lì, tra le varie iniziative, è riuscito anche a diventare campione mondiale di lippa, il gioco tradizionale antenato del moderno cricket.
«I miei amici - dice ridendo - mi sfottono dicendo che sono l'unico italiano assieme a Nibali che è riuscito a vincere un titolo mondiale. Va bene, lui ha fatto il Tour, ma io sono stato il più bravo tra 250 concorrenti». Una competizione alla buona quella che si è tenuta all'Hollembeck Park, vinceva chi mandava più lontano la spoletta di legno fatta saltare per aria con un bastone di legno. Il premio con tanto di statuina e il prestigioso trofeo, lo "Stan Laurel Shield", per due anni resterà a Modena, nel salotto di casa assieme agli altri cimeli, al libri e alle registrazioni gelosamente custodite in una vetrina. Una soddisfazione doppia: la gara, se così vogliamo chiamarla, si è svolta sulle stesse zolle dove nel 1929 fu girato "Man o' war", sempre con il mitico duo anglo americano.
Tra gli ospiti d'onore della convention non è mancata neppure la figlia di Stan Laurel, l'attore inglese (è quello magro per capirci) nato nel paesino di Ulverstone ai confini tra Scozia e Inghilterra. Ovviamente Tiziano Medici non ha potuto fare a meno di scattare una foto ricordo con lei, così come ha documentato religiosamente tutti gli oggetti esposti ordinatamente nelle teche: i fez rossi con la scritta "Son of the desert" usati nel film , i loro vestiti sui manichini. «Quando abbiamo la nostra associazione, che si chiama "Tenda", era il 1992 - racconta Medici - La nostra era la prima assieme a quella di Torino e ci fu dato come numero di matricola il 165. Siamo andati avanti per vent'anni, poi abbiamo passato la mano. I fondatori, oltre a me, erano Graziano Giovenzana, Franco Tralli e Tiziano Incerti. Ne abbiamo fatte di cose insieme, dalle cene alle magliette, sempre all'insegna della conoscenza dei film e delle figure dei due attori».
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«In poco tempo siamo diventati un'ottantina di soci - aggiunge Giovenzana, che oggi gestisce un'avviata edicola in via Respighi - Ad esempio per anni abbiamo fatto le gare di torte in faccia; quando l'ha imparato l'attore Lello Arena è venuto a Modena a giocare con noi e si è iscritto pure lui. Poi ha portato quella gag nei film e in televisione, facendole rivivere in una seconda giovinezza».
Nel pellegrinaggio sui luoghi dove hanno vissuto e lavorato i due attori, Medici non ha perso neanche una tappa. Nelle foto ricordo c'è lui accanto alle lapidi di Stan Laurel e Oliver Hardy, sepolti in due cimiteri diversi, e quella di fianco alla targa di bronzo che ricorda come in quell'albergo sia stato girato un film.
Siccome tutto si evolve, anche Medici e Giovenzana hanno passato la mano e ora la "Tenda" modenese e il suo numero d'iscrizione sono passati ad appassionati cinefili di Bari e Roma, che si ritrovano assieme una volta l'anno. Quanto a loro fanno parte della tenda di Cremona. Ma la passione, quella è rimasta intatta.
Ma come si arriva a diventare dei fan di una coppia di attori? «Per me sono dei simboli, con i ruoli che interpretano nei film. Io li seguo da sempre. Anche quando frequentavo all'università Scienze Politiche ho avuto modo di partecipare a uno scambio culturale tra studenti e sono andato in una famiglia americana a Pasadena, a poca distanza da Los Angeles. In quell'occasione ho avuto modo di conoscere più da vicino, dal punto di vista degli Usa, le loro figure. Poi mi sono laureato e ho cominciato a fare tutt'altro. Ho messo il pezzo di carta in un cassetto e il mio hobby è diventata la mia professione. I giochi di prestigio e soprattutto la clowneria sono diventate un mestiere. Nel mondo dell'arte sono interpreto due personaggi, il Mago Eliott e Otto biscotto. Il mio pubblico è fatto di bambini dai 3 agli 8 anni con cui mi diverto da matti. Qual è il confine tra il lavoro e la mia passione per Stanlio e Ollio? Non lo so, e va bene così. Non si vive a compartimenti stagni».
Ovvio che sia così. E infatti sono già iniziati i preparativi per la prossima convention del 2016, in Inghilterra.
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