«’Ndrangheta e Camorra sono tra noi»
Modena e Reggio considerate zone strategiche per le associazioni criminali che qui trovano beni e aziende dove “investire” Tra gli arrestati anche il consigliere comunale reggiano di Forza Italia Giuseppe Pagliani
Un tempo era un'isola felice l'Emilia-Romagna, terra tra l'altro di agricoltura, edilizia e turismo, tutti settori che fanno gola alle principali organizzazioni malavitose, che da tempo hanno spostato qui casa, famiglia e affari. In questa regione l' Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati ha censito 112 beni sottratti ai circuiti illegali, 86 immobili e 26 aziende.
Numeri destinati a crescere se è vero che i frutti delle inchieste giudiziarie condotte tra il 2012 e il 2013 arriveranno in futuro. Secondo l'ultimo rapporto della Direzione distrettuale antimafia, cresce "l'attenzione dei clan campani nel ricco e produttivo tessuto economico della regione, dove investono le risorse acquisite attraverso le attività illecite". E a muoversi è in particolare il clan dei Casalesi di Caserta, "la cui presenza è stata segnalata anche nelle province di Ferrara, Ravenna, Parma, Reggio Emilia e Rimini" . La 'ndrangheta, invece, è segnalata tra le province di Reggio Emilia, Modena e Ravenna. Il maggior numero di immobili confiscati alla criminalità organizzata insiste nella provincia di Bologna (21) appena sopra Forlì-Cesena. «La provincia di Modena è caratterizzata da una rilevante presenza di 'ndrangheta e di camorra, attive da anni sul territorio e oggetto di importanti operazioni di contrasto»: questo si legge nel rapporto "Le Mafie al Nord" dell'Università di Milano, presentato a luglio scorso dalla Commissione parlamentare antimafia . Eppure i numeri dell'Agenzia dicono tutt'altro, che in tutta la provincia di Modena non ci sono immobili confiscati alle mafie, ma solo due aziende, una nel capoluogo attiva nel settore agroalimentare e una a Formigine. E invece «sul territorio operano le famiglie di 'ndrangheta dei Longo-Versace provenienti da Polistena (RC) e dei Nirta Strangio originari di San Luca (RC), a cui si affiancano i clan di camorra dei casalesi, dei Falanga di Gioia di Torre del Greco e i Fabbrocino di Napoli».
Secondo il rapporto, Modena «insieme a Reggio Emilia, rappresenta la provincia con la più alta densità mafiosa, in cui si riscontrano singolari atti intimidatori e sospetti rapporti tra crimine organizzato e politica locale». Le confische definitive forse arriveranno. La novità è che la magistratura emiliana ha cominciato l'aggressione ai patrimoni criminali delle organizzazioni meridionali. Nel 2012 nel distretto di Corte d'Appello di Bologna (unico per tutta la regione) si sono registrati 18 procedimenti di sequestro e confisca, per un totale di 450 beni. Basti pensare che nel 2009 i beni immobili e mobili, compresi i conti correnti, oggetto di procedimento giudiziario erano appena 2 (Fonte: Banca dati del Sippi, Sistema Informativo Prefetture e Procure d'Italia
Recentissima ad esempio la notizia di cinque confische tra Modena (1), Castelfranco (1) e Nonatola (3), emersa grazie alla mappatura dei beni confiscati in regione, realizzata tra gli altri da Federica Terenzi, ricercatrice del Master in Riuso dei Beni confiscati dell'Università di Bologna. Una delle ultime importanti operazioni è stata condotta il 9 aprile 2014 nei confronti della cosca Arena Nicosia, originaria di Isola Capo Rizzuto. Un patrimonio da 13 milioni di euro, composto da auto, conti correnti, appartamenti e aziende nelle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna. Forlì è il comune con il maggior numero di immobili confiscati, 16, contro i 9 di Bologna. Per quanto riguarda le aziende, il capoluogo si riprende il primato (10), seguito da Ferrara (2).
In Emilia-Romagna sono presenti 26 aziende appartenute alla malavita (settimo posto in Italia), di cui 18 in gestione. In Riviera romagnola le mafie hanno agito nell'ombra, come sostiene il Gruppo Antimafia Pio La Torre, che ha effettuato un monitoraggio sui beni confiscati. Il maggior numero di aziende confiscate in Emilia-Romagna operava (o opera ancora) nell'ambito delle attività immobiliari, dell'informatica e dei servizi alle imprese: 8 aziende su 26.
(La presente inchiesta è stata realizzata dal network di datajournalism Dataninja.it. Del gruppo di lavoro fanno parte Alessio Cimarelli, Gianluca De Martino ed Andrea Nelson Mauro, con il supporto di Andrea Borruso. L’inchiesta è nata nell’ambito di “Confiscati Bene” Tutti i contenuti pubblicati su www.confiscatibene.it )
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LA MAPPA INTERATTIVA
DEI BENI CONFISCATI
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