«Non siamo le sole vittime Qui ormai è un far west»»
Soliera. Parla l’agricoltore rapinato a casa sua: «Bene l’arresto del bandito ma la situazione resta critica. Ci sono furti continui e la gente ha paura»
SOLIERA. «Siamo bersaglio continuo dei malviventi: oltre a rapine e furti, ci ritroviamo a fare i conti con altri gesti di criminalità. I miei vicini sono stati tutti derubati della nafta agricola e mi aspetto che i ladri vengano anche da me prima o poi: manco solo io, nella zona… Ci rallegriamo che abbiano preso lo slavo che ci ha rapinati. Ora speriamo che prendano anche gli altri». È stato preso di mira dai banditi per tre volte nell’arco di soli venti giorni Stefano Mattioli, coltivatore di uva, pere, seminativi e pomodori, che abita con la sua famiglia al civico 78 di via Morello Confine, vicino al ponte dell’Uccellino.
Uno dei rapinatori che hanno assaltato la sua abitazione per l’ultima volta il 9 agosto è stato catturato: nonostante questo la villa di Mattioli, immersa nella campagna e pertanto isolata, continua ad essere meta prediletta dai malviventi.
«La settimana scorsa mi stavo vestendo quando ho visto una donna che si aggirava intorno alla macchina di mia figlia - prosegue Stefano - Ho notato che, quando ha scorto un borsello rimasto dentro l’automobile, ha fatto un cenno al suo compagno in auto, come se volesse dirgli: “c’è del bottino, c’è il borsello da rubare”. Poi, quando l’ho avvicinata, lei mi ha risposto che stava cercando da lavorare, perché ci occupiamo della raccolta di prodotti agricoli… ma chi ci crede?».
Ritornando agli ultimi tre episodi di criminalità subiti dalla famiglia Mattioli, Stefano sottolinea come sia stato importante che la sua compagna prendesse il numero di targa della macchina dei malviventi. Un dettaglio che compare anche sulla denuncia sporta ai carabinieri di Soliera e che, con tutta probabilità, si è rivelato fondamentale nel corso delle indagini.
«Dal 23 luglio al 9 agosto abbiamo subìto tre assalti, tra furti e rapine - continua Mattioli - La prima i ladri sono entrati e hanno fatto la malora. La seconda volta c’era la mia compagna e hanno finto di chiedere informazioni. Simona è stata sveglia e attenta nel prendere il numero di targa. La terza volta si sono ripresentati e c’è stata una collutazione pesante. È nata una scazzottata tra me e uno dei cinque rapinatori sul retro di casa nostra: uno di loro aveva sui 35-40 anni, era di corporatura robusta, un viso pieno e parlava italiano con accento dell’est. Durante l’alterco mi sono sentito puntare un cacciavite alla schiena. E, in più, mi hanno anche preso le chiavi dello scooter. In aggiunta, per evitare che si notasse il numero di targa, i criminali hanno aperto il baule della macchina, sperando che non si scorgesse. Credo che i malviventi puntassero alla cassaforte piena di fucili, dopo quei sopralluoghi effettuati a casa nostra, ma durante i vari raid ci hanno portato via alcuni orologi, monili e un ferro da stiro. Io non ho avuto paura, più che altro mi sono arrabbiato. Ed ora temo per l’incolumità dei miei familiari. Mia madre, comprensibilmente, da quando è rimasta vedova pochi mesi fa ha paura di ritrovarsi da sola, a tu per tu con un bandito».
Serena Arbizzi
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