Barbara, la “regina” del gotico
La Baraldi, anima dark della letteratura made in Modena, pubblica con Mondadori ed Einaudi
«Modena è come una signora aristocratica avvolta di mistero. Mistero testimoniato dai suoi monumenti, dalle chiese su cui il tempo ha lasciato una carezza seducente e dalle vie strette che si intrecciano nel centro storico per offrire scorci inaspettati anche al turista più disattento. E che dire del Duomo con i suoi leoni stilofori che sembrano i guardiani di una porta proibita?» Così descrive la nostra città la “regina del gotico italiano” Barbara Baraldi, l'anima dark della letteratura made in Modena, autrice tra gli altri di “Striges - La voce dell'ombra” (Mondadori), “Scarlett” (Mondadori), “Un sogno lungo un'estate” (Einaudi). La nota scrittrice vive nella Bassa modenese e ci svela che la sua terra ha fortemente influenzato il suo lavoro: i suoi primi romanzi, infatti, sono tutti ambientati in Emilia. «La nostra terra ha un panorama che non ha niente da invidiare a quelli esteri e una ricchezza culturale e artistica che invece tutto il mondo ci invidia - afferma la scrittrice che attualmente lavora a un thriller psicologico in uscita per Mondadori il prossimo anno, sempre ambientato in Emilia - Amo la campagna a perdita d'occhio che posso incontrare a una manciata di chilometri da casa, disseminata di ruderi di vecchie case che assomigliano a scheletri di dinosauri dimenticati dal tempo, amo la nebbia che di notte confonde i contorni e veste la notte di mistero, amo i bar di paese in cui gli anziani si incontrano a giocare a carte e con due euro puoi avere un amaro e le piccole chiese tra le cui mura puoi sempre trovare silenzio e frescura, persino nei giorni afosi di agosto. La mia passione per la scrittura viene da lontano ed è andata di pari passo con la mia passione per la lettura», racconta Barbara mostrando le foto dei suoi album di vita e svelando che da piccola era una bambina “vecchia”, di quelle che siedono composte e preferiscono ascoltare gli adulti. «Amavo leggere e giocare all'aria aperta con i mie animali, due cani e nove gatti, quasi tutti neri. Ogni sera, prima di andare a dormire, mia madre leggeva per me una fiaba. Quel mondo di personaggi magici o spaventosi, che dovevano attraversare boschi o aprivano porte proibite, ha fortemente influenzato il mio immaginario». Al liceo Barbara si innamora dei classici del romanticismo e della letteratura gotica. In quel periodo le capita spesso di fare da babysitter ai fratelli più piccoli, e per tenerli buoni inizia a raccontare loro storie inventate partendo dalle sue fiabe preferite, da un film visto e persino dai sogni fatti. Il più delle volte erano racconti con una forte componente gotica e di mistero e quello era l'unico modo per tenerli buoni, visto che erano molto irrequieti. Anni dopo, qualcuno mi ha detto: “Sei brava a raccontare storie, perché non le scrivi?” e io ho seguito il suo consiglio». Per Barbara il romanzo gotico dell'Ottocento è stato una grande fonte di ispirazione, non solo nella scrittura ma anche nella vita. «Ho letto Frankenstein a tredici anni e ho sempre considerato il “mostro” un eroe romantico, una persona diversa da tutte le altre che lotta per essere accettata. Un po' come me - racconta la scrittrice - che sono sempre stata molto riservata, al punto che faticavo a integrarmi e anziché frequentare i coetanei preferivo rifugiarmi nella lettura».
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