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Torna il terremoto L’Appenino ha paura I tecnici: «È normale»

Dopo quella di domenica, ieri pomeriggio altra scossa di 3.1 I sindaci: «Pronti per fronteggiare eventuali emergenze»

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L’Appennino ha tremato di nuovo. Dopo la scossa di domenica, alle 14.58 di ieri un’altra scossa di magnitudo 3.1 della scala Richter è stata registrata tra Casa Pazzaglia e Caldie, quasi al confine tra Frassinoro e Pievepelago. Il terremoto, profondo 7,8 chilometri, non ha portato a una prima rilevazione danni a persone o edifici. I sindaci lanciano un appello e si augurano che non ci siano nuovi episodi. Esperti dell’Università di Modena, tuttavia, rispondono: «È una zona sismica, l’unica difesa è la prevenzione». «La prevenzione è una bella parola - ha commentato Elio Pierazzi, sindaco di Frassinoro - però qui s’interviene sempre a fatti compiuti. Per fortuna Frassinoro e Pievepelago erano già stati qualificati come territori sismici e le nuove costruzioni erano state fatte con criteri appositi. Ieri c’è stata la percezione di una bella botta, ma nessun crollo. Stiamo approfondendo se possono esserci state lesioni agli edifici. Ci siamo messi subito in contatto con la Protezione Civile. Speriamo che non vada come nella Bassa». Vicino all’epicentro anche i territori di Pievepelago e Riolunato, dove i primi cittadini si sono subito attivati. «Stiamo compiendo tutte le ricognizioni del caso», ha assicurato il sindaco di Pieve, Corrado Ferroni. «La situazione è sotto controllo - ha ripreso Daniela Contri, fascia tricolore del secondo Comune - già da domenica, con la penultima scossa, ci eravamo attivati con la Protezione civile». Nell’arco di venti chilometri dall’epicentro rientrano Fiumalbo, Lama, Montecreto, Montefiorino, Palagano e Polinago, oltre ad altri Comuni nel reggiano, nel lucchese e nel pistoiese. «Per fortuna non è successo niente - ha rassicurato Mirto Campi, sindaco del primo Comune - come già domenica. Siamo anche in contatto con la Protezione Civile. Speriamo siano solo scosse d’assestamento e che finiscano qui, non vorremmo continuare con questo andazzo». «Abbiamo sentito un forte boato - ha aggiunto Antonella Gualmini, sindaco di Montefiorino - però non abbiamo registrato danni per ora. Purtroppo la nostra zona è così». «Ci siamo attivati con il Centro unificato di Marzaglia - ha ripreso Fabio Braglia, sindaco di Palagano - stiamo facendo le verifiche. Ero rientrato in casa quando c’è stato il terremoto, i lampadari hanno ballato. È stata più forte di domenica, normalmente abbiamo soltanto alcunep piccole scosse. Iniziamo a essere preoccupati». «L’Alto Appennino modenese è una zona sismica - ha ribadito il professor Stefano Conti, docente di Geologia regionale e Georisorse all’Università di Modena - la novità è che ci stupiamo. Giustamente le persone sono preoccupate perché è una zona sismica, come in gran parte d’Italia. L’unica strada è la prevenzione. Lo stesso vale per l’alluvione: non possiamo non preoccuparci quando piove se gli argini non sono ben tenuti. Dobbiamo rimboccarci le maniche e partire dagli edifici pubblici come scuole e ospedali: non possono essere chiusi durante il terremoto, come è già accaduto in altre occasioni. In Giappone e in California possono resistere ben di più». «Sono fenomeni nella norma - ha concluso la professoressa Daniela Fontana, docente di Geologia del sedimentario e Geologia nell’ateneo modenese - è una zona di una sismicità di un certo rilievo. Non si tratta di nulla di eccezionale».

Gabriele Farina

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