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Via il patrimonio al re delle slot machine

Via il patrimonio al re delle slot machine

Confiscati beni per 45 milioni di euro ad Antonio Padovani, imprenditore catanese del settore delle slot machine e delle sale gioco coinvolto in inchieste antimafia, comprese le società nel settore del gioco presenti in città

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MODENA. La partecipazione in un consorzio di società, come grimaldello per infiltrare gli interessi della criminalità organizzata nel mondo del gioco modenese. Era una delle strade seguita da Antonio Padovani detto il “Re Mida” fino al 2011, quando la finanza pose fine alla sua attività sequestrandogli immobili e società che aveva radicato a Modena e in altre parti d’Italia.

Un’operazione che inferse un duro colpo ad un vero e proprio impero del gioco illegale, smantellando una sofisticata organizzazione. Ieri a riprova della validità delle indagini è andato in scena un ulteriore atto: la confisca (di primo grado) del lotto di beni per complessivi 45 milioni di euro da parte dei finanzieri del nucleo di Polizia tributaria di Caltanissetta appartenenti al Gico, specializzato nelle indagini sulla criminalità organizzata. In tutto tra Roma, Catania, Messina, Napoli, Modena e Massa sono state confiscate 16 società, quote societarie, depositi bancari e rapporti finanziari in essere presso diversi istituti di Credito, terreni con villa bifamiliare con piscina, 8 autoveicoli, 2 fabbricati e una barca, per un valore di oltre 45 milioni euro.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

Tutti riconducibile appunto a Antonio Padovani, 62 anni, di Catania, imprenditore del settore delle sale gioco e delle slot machine, coinvolto in inchieste antimafia sui clan nisseni che gli è già costata una condanna a Gela a 4 anni di reclusione. Si diceva di un vero e proprio impero costruito anche e soprattutto attraverso il gioco, di ogni tipo dalle slot machines alla gestione di sale da gioco, partecipazioni a società del settore, fino all’affidamento di lotteria e raccolta di scommesse anche a distanza.

Il tutto emerse tra il 2010 e il 2011 quando un certosino lavoro investigativo dei finanzieri permise di ricostruire interi nuclei familiari attuali e storici delle parentele nonchè dei relativi rapporti di relazione di Padovani e la successiva comparazione di questi con gli elementi investigativi. Padovani è descritto come il braccio economico della cosca Madonia di Caltanissetta nel settore delle slot e del gioco più in generale. Da quell’indagine emerge per la prima volta il nome della società Gari srl con sede a Modena in via Grecia 5.

L’indagine “Mercurio-Atlantide” mosse tra il 2009 e il 2010 che, con 24 arresti, ha decimato il clan gelese di “Piddu” Madonià, e svelò un sistema integrato tra mafia nissena, imprenditoria collusa e funzionari dei Monopoli corrotti. Da quelle carte spunta, il nome del genero del super boss Piddu Madonia, che secondo la Dda nissena, avrebbe trascorso qualche tempo a Modena per lavorare presso l’azienda di Padovani. Dove Padovani “ha la fabbrica, dove fanno queste cose”, dicono due indagati nel corso di una telefonata intercettata.

L’uomo fu invischiato anche nell'operazione “Hermes” della Dda di Napoli che ha verificato contatti, spiega la Finanza, “con un imprenditore legato ai Casalesi e operante nello stesso settore”.

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