Il re dell’Harry's Bar: così Modena potrà conquistare il mondo
«È una città vera, che è sempre stata lo stomaco d'Italia» Domani la presentazione del suo libro alla Galleria Europa
Ci aiuta a sorridere il libro "Stupdt o l'arte di rialzarsi da terra" di Arrigo Cipriani (Feltrinelli, 168 pagine, 15 euro) che viene presentato domani alle 18.30 alla Galleria Europa, in piazza Grande. Un incontro organizzato dall'Associazione Viceversa. Il libro ci permette, sostiene l'autore, di «sorridere di noi, di tutto e a tutti i costi. Così sarà più facile rialzarci da terra».
La garbata ironia è l'elemento dominante cui fa appello la fantasia dell'autore, patron dell’Harry's Bar, il mitico locale di Venezia, molto caro a Hamingway e a personaggi dell'alta società internazionale, che è consapevole che il sale della vita consiste tutto nel sapersi affidare al buonsenso, alla «leggerezza che porta alla felicità». Cipriani sa conferire levità, stupore al racconto.
Perché bisogna sorridere di noi?
«È sempre bene sorridere di noi, perché ci accorgiamo che anche le cose serie non sono tanto serie».
La felicità, che è motivo di dialogo tra Dio e Buddha, in cosa consiste per lei?
«È una felicità senza ideologia. Si attribuisce tutto a Dio. Ci sono due chiese a Venezia costruite nel '500 per la fine della peste. Non si capisce se esse siano state realizzate per ringraziare per aver fatto terminare la peste o per aver ucciso 50mila persone».
Quale il comandamento per vivere bene?
«Servire gli altri come vorreste essere servito te stesso».
C'è una ricetta per fare fortuna, aver successo con un locale?
«È quella di fare le cose bene, perché gli altri ti apprezzino».
Quanti locali lei gestisce nel mondo e come fa a gestirli?
«Ventuno. Otto a New York, poi Los Angeles, Miami, Montecarlo, Venezia... Abbiamo più di mille dipendenti tutti legati all'azienda. È questo spirito che ci aiuta».
Che importanza occorre dare alle classifiche delle guide per ristoranti?
«Nessuna, perché i "famosi" gastronomi vanno in giro per valutare la qualità del cibo, ma nella testa hanno l'ideologia delle tre stelle. Una ideologia che è lontana mille chilometri da quella che è la tradizione. Tutto viene fuori dal '68 che voleva uccidere la tradizione e, non essendoci un grande sottofondo culturale, si è buttato sulla forma. Ora stiamo vivendo il momento della forma».
Lei consiglierebbe delle diete?
«Ogni essere umano è diverso e si fa la propria dieta. Per esempio Veronesi dice che non bisogna mangiare la carne, io invece l'adoro».
Ama la cucina molecolare?
«Ma cos'è? Vogliono sbalordire i borghesi. Per sbalordire i borghesi, bisogna essere un re e se non lo si è, non si è nessuno. Non serve lanciare gli occhi al cielo, fregarsi le dita, tra il pollice e l'indice con aria ispirata. E poi si ha la mania di mettere dentro di tutto».
Mi pare che lei non abbia particolare simpatia per il clero, tanto da dire in una lettera ai nipoti di avere la certezza della "fede nella non fede"...
«È vero. Il cristianesimo, l'islamismo e altre religioni fanno parte, come il comunismo, il fascismo, dell'ideologia alla quale sono riconducibili le guerre, le tragedie del mondo».
Le donne hanno avuto un posto di privilegio nella sua vita, come dalle lettere ad Amelia, Miss Marple, Alvara...
«Anche i libri, due in particolare, sono dedicati alle donne. Se non c'è la donna...».
Come sta vivendo la terza età?
«Faccio molta ginnastica. Con l'età il corpo va curato. Ecco perché non so cosa sia la stanchezza».
Perché presenta il libro a Modena?
«Sono venuto a Modena, ho incontrato le ragazze dell'Associazione Viceversa piene di entusiasmo...».
Modena ha delle eccellenze, come la Ferrari, il Duomo, forse il Museo Pavarotti, Bottura... Non è Venezia, ma cosa può fare per risollevarsi?
«Farsi conoscere nella maniera giusta. Modena è sempre stata lo stomaco d'Italia. Io mi fermavo spesso dal "vecchio" Fini. E' bene andare indietro, alle verità delle cose. Modena è una città vera, non finta. Occorre ritrovare la vera Modena, e quella vera potrà conquistare tutto il mondo».
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