Bonaccini tre ore dal magistrato: «Io resto». Ma oggi decide Renzi
Il segretario regionale non lascia, come Richetti, dopo l’inchiesta: «Io onesto, chiedo l’archiviazione» Se sarà costretto a farsi da parte, oltre a Delrio e Manca, in corsa ci sarebbero De Micheli e Ghedini
«Vado avanti». Stefano Bonaccini è deciso e se nessuno lo farà desistere sarà a tutti gli effetti il secondo candidato Pd alle primarie del 28 settembre. Reggerà le pressioni?
La notizia dell’indagine a suo carico, con l’accusa di peculato, non lo ferma. Sta tre ore in Procura, prova ad alleggerire la sua posizione e spedisce il suo avvocato a lanciare un chiaro segnale: richiesta di stralcio della sua posizione e conseguente richiesta di archiviazione.
È la tempesta dopo la tempesta, perché la quiete chissà quando arriverà. Certamente non è attesa per oggi, quando ci si troverà di fronte ad un’altra giornata campale nella quale si vedrà se le voci sulle candidature alternative si concretizzeranno per volere di Renzi o se Stefano Bonaccini rimarrà definitivamente in campo, sempre per volere di Renzi e di un Pd che ieri si è diviso: dichiarazioni di sostegno di facciata dal Pd nazionale (Orfini, Fassina, Serracchiani...) con un chiaro messaggio a Bonaccini di prendersi l’onere della decisione e dichiarazioni piuttosto contrastanti dalla base del Pd, dove il livello di tolleranza è stato superato.
La posizione di Stefano Bonaccini, indagato per peculato così come il ritirato Richetti, è stata al centro delle tre ore di confronto con i magistrati: «Ero sereno prima, e sono ancora più sereno adesso», ha detto ai cronisti all'uscita dalla Procura di Bologna.
Bonaccini è tranquillo, fiducioso e «determinato a proseguire perchè so come mi sono sempre comportato in questi anni». I presunti rimborsi illeciti sono, ha detto lui stesso, «spese abbastanza modeste. E comunque abbiamo spiegato l'inerenza con l'attività di consigliere regionale». Si tratterebbe, secondo quanto riferito dallo stesso indagato e dal suo legale, avvocato Vittorio Manes, di pranzi, cene e rimborsi chilometrici. «Meno di quattromila euro in 19 mesi - ha quantificato Manes - qualcosa come 200 euro al mese». Il difensore farà questa mattina istanza per stralciare dall'inchiesta sulle spese del consiglio regionale la posizione del proprio assistito, puntando all'archiviazione. «Confidiamo - ha detto - in una pronta definizione della vicenda», in modo da «consentire a Stefano Bonaccini di proseguire con la massima serenità la partecipazione alla competizione elettorale che lo vede coinvolto».
Bonaccini ha avuto accesso agli atti, così come l'altro big del Pd indagato che fino a ieri era in lizza per candidarsi al dopo-Errani, Matteo Richetti. Anche il deputato modenese (assistito dall'avvocato Gino Bottiglioni) sta valutando se farsi sentire. Secondo quello che si apprende, a lui vengono contestati 5.500 euro di spese, tra cui ci sono anche due notti in albergo a Riva del Garda. Ma i due esponenti Pd - per loro l'inchiesta sembra di fatto chiusa, mentre per altri ci sono ancora elementi da definire, tant’è che tutti i consiglieri emiliani si sentono indagati - non sono gli unici toccati dall'indagine, che riguarda tutti i gruppi (Pdl, M5S, Idv, Sel-Verdi, Misto, Udc, Lega Nord, Fds) e in alcuni casi le cifre contestate probabilmente sono anche superiori. Per il momento Bonaccini e Richetti sono gli unici ad aver fatto istanza per sapere se erano indagati: Bonaccini sapeva della sua posizione già lunedì, Richetti da ieri. Iscritti sono da ottobre 2013 tutti i capigruppo e, da inizio agosto, anche altri consiglieri, di altri gruppi, anche se il numero non è chiaro e non sono stati emessi avvisi di garanzia. Un quadro ci sarà con gli avvisi di fine indagine, pare a inizio ottobre, che comunque non riguarderà tutti i consiglieri: per alcuni sarà archiviazione. «Noi continuiamo a lavorare con serietà e in silenzio», ha detto il procuratore aggiunto portavoce della Procura, Valter Giovannini, interpellato dai giornalisti.
Bonaccini ha parlato anche di Richetti «è una persona per bene e chiarirà tutto», e ieri sera ha parlato, dalla Festa del Pd di Bologna, incalzando chi gli chiedeva chiarezza: «Qualcuno oggi ironizzava che non sarei venuto. Ma in politica la faccia bisogna metterla di più quando piove che quando c’è il sole. Sono qui perchè penso di non avere nulla da nascondere nè nulla da temere. Sento di avere la fiducia del Pd nazionale, altrimenti mi ritirerei».
Appunto, il piano B. Oggi si vedrà che strada prendere. Se Bonaccini dovesse uscire di scena, si tratterà di capire chi è pronto a giocare la partita. Ci sono i soliti Delrio Manca e Poletti, ma da ieri si sta guardando con interesse anche a due voci alternative: quella della piacentina Paola De Micheli e, ancora più probabile, quella della senatrice bolognese Rita Ghedini. Adesso il «casino» ce l’ha Renzi sulla scrivania.
@dvdberti
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