«E ora si ritiri anche l’autorizzazione»
Comune e Provincia prendono atto della decisione di Hera mentre gli ambientalisti chiedono un altro passo in avanti
È la cronaca di una ritirata “obtorto collo” quella di Hera per quanto riguarda la realizzazione della terza linea dell’inceneritore di via Cavazza. Il presidente della Provincia Emilio Sabattini l'ha definita una «scelta politica chiara e responsabile», ma di fatto sono tanti ad avere intuito dietro a queste parole motivi oggettivi differenti: dall’assoluto sovradimensionamento cui avrebbe condotto il potenziamento dell’impianto alle divisioni che certe scelte avevano già creato a sinistra. La Giunta comunale ha preso atto della decisione di Hera tramite una delibera approvata ieri: l’inceneritore rimarrà quello attuale, con la sola linea attiva esistente.
E adesso? Il Comune sta già operando «nella elaborazione - riporta la delibera - degli scenari pluriennali relativi ai servizi di raccolta dei rifiuti orientati all'aumento della raccolta differenziata, all'estensione delle modalità di raccolta per l'applicazione della tariffazione puntuale e ad altre modalità d'azione tendenti a ridurre la quantità di rifiuti prodotti». Alla buon'ora, diranno comitati e cittadini che hanno combattuto la loro battaglia in questi anni nella speranza di arrivare a una modifica radicale dell’approccio discarica-inceneritore. Quanto ai politici, Vittorio Ballestrazzi di Modenasaluteambiente, che aveva condotto buona parte della sua campagna elettorale alle scorse amministrative proprio sul no all’inceneritore, è stato lapidario: «Non sono altro che passacarte di ciò che viene deciso nelle stanze di Hera». Una vittoria amara in cui conta il risultato, ma che ben poco ha di positivo nelle parole dei comitati. Il dietrofront rispetto alla ormai famosa determina di Ferragosto del 2013 arriva tramite una lettera di Herambiente alla Provincia, che l'estate scorsa aveva autorizzato il potenziamento dell'inceneritore. Casus belli, dato che nel pacchetto era compreso l'abbattimento dei limiti territoriali di provenienza dei rifiuti solidi urbani da bruciare. Una sinistra in frantumi dopo l'appoggio del Pd: il timore era quello di vedere Modena trasformarsi ancora di più nella “pattumiera della regione” calpestando ancora più platealmente i risultati ottenuti con la raccolta differenziata. Allo stato attuale delle cose, l’inceneritore di via Cavazza continua comunque a bruciare i rifiuti speciali provenienti da fuori provincia, perchè quelli rispondono alle leggi del libero mercato.
È questo il parere di Sandra Poppi di Modenasaluteambiente: «Si tratta di un successo molto modesto: il potenziamento sarebbe stato assolutamente superfluo oltre al fatto che è già abbondante il limite di 180mila tonnellate».
«Questa marcia indietro - continua la Poppi - era necessaria alla luce dell'evidenza dei fatti, ma siamo solo al punto di partenza: vorremmo che l'autorizzazione venisse ritirata e crediamo che sia doveroso intensificare la differenziata con un sistema porta a porta, in modo da utilizzare sempre meno l’inceneritore esistente e arrivare a eliminare l'indifferenziato». Una campagna elettorale che ha raccolto i suoi frutti, insomma, ma anche una cittadinanza sempre più consapevole che ha sostenuto una battaglia il cui esito, più che da una vittoria politica, è stato dettato dalla rinuncia da parte di chi ha compreso a scoppio ritardato lo svantaggio economico della scelta: «Questa è una scelta puramente economica - afferma Vittorio Ballestrazzi - e non è stata certo ispirata a scrupoli per la nostra pianura padana: Hera si è accorta, e gli amministratori non sono lungimiranti, che coi rifiuti si guadagna riciclando e riusando le materie prime secondarie».
Emilio Sabattini difende una scelta dalle motivazioni chiacchierate e ribadisce: «La comunicazione di Hera rappresenta l'atto che oggi conferma quanto abbiamo sempre sostenuto e cioè che con l'ambito regionale la terza linea non sarebbe stata realizzata. Inutile ora fare polemiche solo per scaricare responsabilità inesistenti sugli enti locali».
Che si tratti del conto del ragioniere, della cittadinanza consapevole, dei frutti di una battaglia ambientalista a più riprese o del fatto che lo svantaggio dell'indifferenziato raggiunga anche le orecchie dei piani alti, comunque, il risultato è stato quello sperato da una larga parte della cittadinanza e dei politici.
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